No Tav, condanne “dolci” per gli anarchici. Che vanno ai domiciliari

Due anni 10 mesi e 20 giorni: questa la condanna inflitta ai tre anarchici accusati di aver preso parte all’assalto del 14 maggio 2013 al cantiere del Tav a Chiomonte. Per gli imputati, erano in carcere dallo scorso luglio, sono stati disposti gli arresti domiciliari. La Procura di Torino aveva chiesto 5 anni e sei mesi.

Pena “dolce” per gli anarchici e subito i domiciliari

Gli avvocati difensori hanno espresso soddisfazione per una sentenza che, dicono, «ribadisce, come aveva già fatto la Corte d’Assise per altri quattro imputati, la non particolare gravità della vicenda nonostante quanto affermato dai pm».

Ma continuano a susseguirsi violenze

Pochi giorni fa un altro raid incendiario nel cantiere di Trasta per i lavori ferroviari del Terzo Valico. Vandali hanno dato alle fiamme una ruspa danneggiandola parzialmente. La rivendicazione dell’attentato è avvenuta sul sito “Informa-Azione di matrice anarchica: «Incendiato bloccomotore di un escavatore – è stato scritto – in difesa della terra con ogni possibile mezzo». Il reato ipotizzato è quello di sabotaggio. Ma guai anche per le forze dell’ordine, finite ancora una volta nel mirino: si profila la messa in prova per il carabiniere accusato di avere picchiato a bastonate due attivisti No Tav nel corso degli scontri al cantiere di Chiomonte del 3 luglio 2011. La richiesta è stata avanzata dai suoi legali al giudice monocratico Giorgio Gianetti, che dovrà esprimersi il prossimo 10 luglio. Il carabiniere, appartenente al gruppo dei “Cacciatori di Sardegna”, era stato identificato da un tatuaggio riportante una frase della seconda lettera di San Paolo a Timoteo.