Cameron sugli immigrati: «prima si rispediscono in patria, poi si discute»

“David Cameron non ha la ferocia politica e il carisma di Margaret Thatcher ma il programma del suo governo attinge a piene mani al conservatorismo vincente della «Lady di Ferro». Rivisti, corretti e adattati ai tempi ma, nella sostanza, molti dei contenuti e delle idee che ispirano le 26 leggi dell’agenda tory per il prossimo anno hanno il timbro proprio della «Iron Lady». Muso duro con l’Europa («tempi velocissimi» per le norme che disciplineranno il referendum), disciplina severa per gli scioperi nei pubblici servizi, nessun aumento di tasse fino al 2020, congelamento dei sussidi per gli immigrati, tetto ai contributi del welfare. E una novità: più devoluzione per la Scozia”. E’ quanto si legge su “Il Corriere della Sera”.

Cameron rispolvera le battaglie della Thatcher

Sarà annunciato anche il referendum sull’UE. “La domanda nella scheda, rivela la Bbc, è pronta: «II Regno Unito deve rimanere membro della Unione Europea?». Ma quel che colpisce è l’impianto complessivo del programma di Downing Street («un programma per la gente che lavora») perché, sia pure con toni differenti, rispolvera le vecchie bandiere dei tory formato Thatcher. Gli scioperi nei servizi essenziali sono già disciplinati però David Cameron chiede di più e allora una legge dirà che per proclamare l’astensione è necessaria una consultazione con la partecipazione del 50 per cento dei lavoratori interessati e che almeno il 40% dovrà approvarla.

La linea sugli immigrati: «prima si rispediscono in patria, poi si discute»

L’eco di Margaret Thatcher ritoma con la promessa di non aumentare le tasse fino al 2020, con la previsione di toccare il welfare abbassando il tetto dei sussidi sociali rivendicabili da una famiglia (da 26 mila a 23 mila sterline), con il taglio della burocrazia a tutela della imprenditoria, con l’accelerazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. E naturalmente con la severità di nuove misure antiterrorismo (compreso il controllo, ovvero lo spionaggio legalizzato, di internet e dei social media), con la sforbiciata dei contributi per gli immigrati e la punibilità di chi impiega «irregolari», il tutto secondo il principio (più volte espresso dalla ministra dell’Interno Thèresa May) che «prima si rispediscono in patria, poi si discute».