Storico incontro tra Castro e papa Francesco. Ma i diritti umani?

È durato quasi  un’ora il faccia a faccia storico tra papa Francesco e il presidente cubano Raúl Castro per la prima volta in Italia: la visita in forma strettamente privata si è svolta domenica 10 maggio nello studio del Pontefice nell’aula Paolo VI. Al termine dell’incontro, il Pontefice ha accompagnato il presidente cubano e c’è stata la stretta di mano tra i due immortalata dai fotografi. Un preludio di quello che avverrà a settembre quando il Pontefice farà tappa nell’isola caraibica.

Castro e papa Francesco

Appena uscito dall’incontro Castro ha sottolineato l’impegno di papa Francesco per il disgelo tra Cuba e gli Usa: «Ho ringraziato il Santo Padre per il suo contributo al riavvicinamento tra Cuba e gli Stati Uniti». Poi un outing sorprendente: «Sono rimasto molto colpito – ha detto il presidente cubano – dalla saggezza e modestia del Papa. Se continua così tornerò alla Chiesa cattolica. Io sono del partito comunista che non ha mai ammesso i credenti, anche se ora si sono fatti passi avanti». Una battuta, quella di Raul Castro davanti alla stampa, che è anche l’ammissione pubblica di una comunanza di vedute, di una sintonia ideale su tanti temi con il Pontefice argentino.

Incontro storico

Il colloquio privato tra il Papa e il presidente Raul Castro conquista subito grande spazio sul sito web dell’Avana Cubadebate, che nel titolo definisce “storico” l’incontro. «Sono stati 55 minuti di colloquio, tutto un record per colloqui di questo tipo». Nel citare i media internazionali, Cubadebate precisa con una punta di orgoglio che il colloquio con Castro «è stato più lungo di quello che il Pontefice ha avuto a marzo con il presidente Usa Barack Obama, di una durata  di 52 minuti».  iù politici i temi affrontati tra Castro e Matteo Renzi con l’immancabile capitolo dei diritti umani piuttosto “trascurato” dal premier cubano.La stretta di mano

La stretta di mano

Lunga e cordiale la stretta di mano con il Pontefice, addirittura “familiare”, così lo ha definito il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, il clima di tutto l’incontro, che Castro ha voluto a tutti i costi, unendovi poi quello con Matteo Renzi a Palazzo Chigi, prima di volare di nuovo a Cuba per ricevere François Hollande, al termine del viaggio che lo ha portato anche in Algeria e a Mosca. I media cubani e latino-americani hanno dato molto spazio a una frase che Castro avrebbe bisbigliato all’orecchio del Papa “questa è la visita più importante della mia vita”. Significativi anche i regali: Castro ha donato al Papa una medaglia commemorativa dei 200 anni della cattedrale dell’Avana e un quadro dell’artista contemporaneo Kcho raffigurante una grande croce composta di barconi sovrapposti, con davanti un migrante in preghiera, un’opera ispirata all’impegno del papa in favore dei migranti e dei profughi. Bergoglio ha ricambiato con la medaglia di San Martino («la dono volentieri perché ricorda non solo l’impegno per aiutare e proteggere i poveri, ma anche per promuoverne la dignità»).

Ora pensi ai diritti umani

Ma non è tutto oro quello che luccica. Castro si è ben guardato da qualsiasi autocritica: «Noi non avremmo mai dovuto essere inclusi nella lista dei paesi terroristi. Forse il prossimo 28 maggio il Senato degli Stati Uniti ci toglierà da questa famosa lista». «Ci auguriamo che Raul Castro più che diventare cattolico corregga gli errori sui diritti umani che lui stesso ha ammesso», ha commentato polemico il presidente alfaniano della commissione Esteri del Senato in un tweet.