“Scusate, sono un co…one”. Torna a parlare il no Expo che ha difeso le violenze

Un po’ come Er pelliccia degli scontri di Roma del 2011, Mattia Sangermano, ventenne di Pavia entusiasta dei disordini di Milano (Quando ho visto spaccare tutto ho pensato ‘se avessi qualcosa in mano lo spaccherei pure io’, ha dichiarato), è diventato il simbolo dei rivoltosi fancazzisti e “figli di papà” e anche il capro espiatorio su cui sfogare la rabbia per una bruttissima pagina di ordine pubblico vissuta dal capoluogo lombardo che ha rovinato il debutto dell’Expo.

Su Repubblica il video delle scuse

L’aspirante spaccavetrine no Expo non ha saputo tenere il punto neanche un giorno: eccolo infatti oggi apparire in un nuovo video, su Repubblica, senza felpa nera e cappuccio, nel quale, con la faccia da ragazzino compunto, chiede scusa e si dice pronto a mettersi al lavoro per ripulire la città (Sono stato un coglione, non sono un violento…). Ribadisce di non avere bruciato macchine e di non avere fatto atti di violenza ma rivendica la bella “emozione” di avere partecipato al corteo violento dei no Expo. Accenna poi all’arrabbiatura dei genitori, i quali cercando di mettere una pezza alla figuraccia del rampollo gli avranno consigliato di richiamare le telecamere per rettificare gli entusiasmi da black bloc esibiti il primo maggio. E lui, disobbediente tentato da troppe emozioni, deve avere obbedito.

Su Fb si aprono gruppi per prendere in giro il no Expo

Ma è tardi. Perché sui social è diventato bersaglio di sfottò e prese in giro con  oltre dieci pagine aperte di gruppi che ridicolizzano le sue “capacità dialettiche”. Addirittura ha preso a circolare anche un’immagine in cui compaiono un indirizzo e un numero di telefono di Mattia Sangermano (e ci si augura che non si scada nell’incitamento all’odio) e ha totalizzato oltre 800mila visualizzazioni un video in cui un falso Mattia Sangermano si esalta per il “bordello” sperimentato nelle guerre che si sono scatenate dalla Rivoluzione francese in poi.