Scrive insulti razziali sul profilo Twitter di Obama: arrestato dai servizi segreti

C’è chi ha mandato a dire a Obama di “andare a morire ammazzato”, chi gli ha dato della “scimmia nera”; “torna nella tua gabbia scimmia”, ha scritto un altro utente. Sul nuovo account Twitter di Barack Obama fioccano gli insulti: anche a sfondo razziale. Potus (l’acronimo è per President of the United States) ha debuttato su Twitter lo scorso lunedì e l’insuccesso è stato clamoroso dal punto di vista del gradimento. Josh Earnest, il portavoce della Casa Bianca, ha osservato che il linguaggio usato verso il presidente è «sfortunatamente troppo comune» su Internet e che i collaboratori dell’Oval Office non perderanno troppo tempo a cercare di bloccare questo tipo di commenti dall’account del loro capo. «Sono messaggi offensivi e disgustosi», ha detto Earnest e tuttavia «sono anche il frutto del fatto che l’America è una società aperta. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto nei primissimi giorni», ha detto Earnest notando che il grosso delle reazioni è stata positiva. Quanto a Jeff Gullickson, l’autore del messaggio che voleva Obama linciato, ha successivamente raccontato che la sua risposta su Potus gli ha fatto guadagnare una visita degli agenti dei servizi segreti interni che lo hanno prelevato nella sua abitazione di Minneapolis e interrogato per tutta la notte. La notizia è stata confermata dalle autorità del Minnesota. La società aperta americana? Fino a un certo punto.

Insulti contro Obama fin dal primo tweet

Il primo a registrare i virulenti attacchi contro il presidente Usa è stato il giornalista del Washington Post Jonathan Capehart, il quale indagando ha scoperto che l’account da cui sono partite le prime offese è risultato disattivato. Obama aveva twittato per la prima volta dal suo nuovo account scrivendo: «Salve Twitter! Sono Barack. Davvero! Dopo sei anni finalmente mi concedono un account personale». Gli insulti sarebbero arrivati una decina di minuti dopo. Tra questi anche l’augurio di «beccarsi il cancro». «Non c’è dubbio – scrive il giornalista del Wp – che Obama non sia più di tanto scioccato o sorpreso dall’accoglienza razzista. Dopo tutto si tratta di un uomo che resiste da sei anni a una totale mancanza di rispetto. Mi chiedo se nel profondo non sia tuttavia rimasto deluso. Come lo sarebbe un qualunque essere umano».