Scontro con la Boldrini, espulso La Russa. Ecco cosa si sono detti e il video

Botta e risposta, poi la presidente della Camera Laura Boldrini s’è offesa e ha espulso Ignazio La Russa dall’aula della Camera dopo averlo richiamato due volte durante il suo intervento successivo all’informativa del ministro dell’Interno sui fatti di Milano. È accaduto tutto in pochi minuti ma la Boldrini, come al solito, ha dato il meglio di sè ostentando il suo consueto caratterino da signorina Rottermeyer e la sua propensione a strozzare il dibattito e gli spazi all’opposizione.

Questa la cronaca, documentata dal video: quando la presidente avvisa La Russa di aver finito il tempo a sua disposizione per intervenire, il deputato di Fdi le chiede di dargli un minuto in più. Ma la presidente è irremovibile e gli spegne il microfono. A quel punto La Russa parte di gran carriera dal suo banco verso quello della presidenza per protestare contro la Boldrini: “Vergogna, mi lasci parlare!”, con lei che lo richiama due volte e poi lo espelle, dicendogli “Lei non si può permettere!”.

La Boldrini gli aveva tolto la parola

Ma cos’era accaduto di così grave da scatenare la reazione di La Russa? «Hanno parlato tutti sette minuti e io 4 minuti e 57 secondi…evidentemente non le piaceva quello che dicevo», ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. La Russa, nel suo intervento, aveva chiesto ad Alfano di dimettersi: «Il ministro si presta ad essere la foglia di fico del governo Renzi. Mi aspettavo che cogliesse l’occasione per dire io mi dimetto. Non lo ha fatto ma si è genuflesso davanti a Pisapia. Non basta elogiare le forze dell’ordine, ma vanno messe nella condizione di svolgere il loro lavoro. Chiedono solo questo e voi invece punite per legge una eventuale manganellata data a uno di questi violenti», aveva concluso La Russa, prima della lite con la Boldrini.

Lo scontro parola per parola

Ignazio La Russa: Grazie Presidente, vede, onorevole Alfano, sarebbe troppo facile unirmi al coro delle opposizioni ma anche fra le righe di qualcuno della sua maggioranza e chiedere le sue dimissioni, sarebbe facilissimo. Di solito il Ministro dell’interno è giustamente il responsabile di tutto ciò che avviene come ordine pubblico, però mi è suonata male l’assenza di ogni critica da parte delle opposizioni al Governo nel suo complesso. Si è tutto concentrato su ciò che lei fa o non fa e si è dimenticato che lei è il Ministro dell’interno del Governo Renzi. Dagli amici della Lega non ho sentito neanche un accenno a Renzi, dagli amici del MoVimento 5 Stelle ho visto la ricostruzione storica dei suoi errori, ma non del Governo Renzi. Non vorrei che lei fosse una foglia di fico, non vorrei che lei fosse il comodo alibi di un Governo. Ma vede, detto questo – che sembra in suo aiuto – le faccio un’accusa che potrebbe anche essere peggiore: se lei si presta ad essere la foglia di fico, se le si presta ad essere il bersaglio più grosso per coprire il Governo che lei appoggia e sorregge, lei è ancora più colpevole rispetto alle accuse che le sono state mosse di incapacità.  Io mi sarei aspettato oggi che lei, che è il capo di un partito che osa ancora chiamarsi Nuovo Centrodestra, cogliesse questa occasione, per essere stato lasciato qui, in questo momento, da solo – dove sono gli altri Ministri ? Dove sono i rappresentanti del PD? Dove sono i sottosegretari di questo Governo ? – per alzarsi e dire: «Io mi dimetto, non voi mi chiedete le dimissioni, perché con un Governo siffatto non voglio avere più niente a che fare». uesto mi sarei aspettato da un uomo che vanta origini nel centrodestra, ma lei non l’ha fatto; lei, anzi, si è genuflesso, per esempio, davanti a Pisapia. Ha elogiato – l’abbiamo sentito anche un attimo fa – la manifestazione dei cosiddetti 20 mila. Sono andato a vederli: erano 3 mila, 4 mila scarsi, ma non è questo il punto; erano qualche migliaio di militanti del PD che chiamati, come vecchia abitudine, hanno detto: «Bravo Pisapia», l’amico dei centri sociali, quello che non ha voluto le Forze armate e le forze dell’ordine a proteggere Milano. Bravo Pisapia!« Peccato che la mancanza di umiltà l’abbia portato, la sera, allo stadio di San Siro, dove c’erano 40 mila persone, lì, sì, non convocate, che all’unisono l’hanno fischiato. Ma lei si è genuflesso, ha vantato questa manifestazione come manifestazione dei milanesi che si sono, invece, affacciati alle finestre a gridargliele in faccia al sindaco di Milano.  Lei ha elogiato le forze dell’ordine, e ci mancherebbe. Però, permetterà che l’elogio che viene da questi banchi sia considerato più vero, più sentito. Non basta elogiarli, bisogna metterli in condizione di svolgere il loro lavoro. Lei ci ha parlato, a volte, con i carabinieri. Lei è stato ed è il Capo della polizia e sa che cosa chiedono: chiedono di poter essere messi in condizione di fare il loro mestiere, ma voi avete fatto una legge che punisce, da 5 a 15 anni, un’eventuale manganellata data a uno di questi violenti, mentre un altro lo ha già fermato. Da 5 a 15 anni ! Mentre chi esercita violenza nel migliore dei casi, ove fosse arrestato e ove fosse poi condannato – cosa che non succede mai –, rischia da 6 mesi a 5 anni, il violento. E lei vuole che ieri qualcuno delle forze dell’ordine non abbia detto: »Arrangiatevi, voi che ci volete così, e indietreggiamo prima che arrestino noi. Distruggete pure Milano, se è questo che desiderate« tanto poi Pisapia prenderà gli applausi con i suoi amici l’indomani». Agenti di polizia e carabinieri avrebbero potuto – ce lo hanno detto – individuarli prima, per esempio nei metrò quando scendevano: bastava fermare quelli armati o che avevano il materiale per nascondersi o arrestarli in piazza, solo che gli si fosse dato l’ordine. E non mi dite che abbiamo evitato guai maggiori. Novemila uomini, lei ci ha detto, molti dei quali sono stati nelle missioni internazionali, in Afghanistan, in Iraq, i carabinieri.

Presidente Boldrini. Concluda !

La Russa. Aspetti, mi dia un minuto come agli altri ! Mi dia un minuto come agli altri !

Boldrini. No, no, lei non si può rivolgere così!

La Russa: Mi dia un minuto come agli altri, signor Presidente!

Boldrini: Lei non si può rivolgere così, onorevole La Russa!

La Russa: Si vergogni di chiamarmi!

Boldrini: Lei ha concluso il suo tempo! Grazie!

La Russa: Mi faccia concludere! Mi faccia concludere…

Boldrini: Allora, ha chiesto di parlare il deputato Tancredi Turco. Ne ha facoltà.

(La Russa si dirige verso il centro dell’emiciclo e grida: «Si vergogni, Presidente !»).

Boldrini: Onorevole La Russa, la richiamo all’ordine! Lei non si può permettere…

(Proteste di La Russa)!

Boldrini: La richiamo all’ordine! Esca da quest’aula!

(Una voce dai banchi del gruppo del gruppo Partito Democratico: Fuori!)

Boldrini. No, deputato La Russa, la invito a uscire, la invito a uscire dall’aula! La invito a uscire dall’aula! Allora, continuiamo i nostri lavori. Avevo dato la parola al deputato Tancredi Turco. Prego…