Scontri del 1° maggio, Alfano ora si accorge dei collegamenti coi No Tav

«Il comportamento delle forze di polizia nella manifestazione di venerdì scorso a Milano è da lodare incondizionatamente. È stata una grande prova di civiltà che non può essere svilita da polemiche su una presunta accondiscendenza con i violenti». Così il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nella sua informativa alla Camera sugli incidenti di venerdì scorso a Milano ha difeso, più che l’operato delle forze dell’ordine, quello del Viminale. Alfano ha espresso solidarietà ai cittadini che hanno subìto distruzione di beni da parte di una violenza cieca e insensata. Il ministro ha poi proseguito: «L’azione intelligente delle forze di polizia ha impedito agli antagonisti di raggiungere il proprio scopo, che era quello di estendere l’area della devastazione all’intero centro storico milanese, colpendo sedi strategiche come la Borsa, piazza della Scala, la Camera di Commercio e altri siti». L’azione delle forze dell’ordine, ha sottolineato ancora Alfano, «non è stata frutto di opachi compromessi, ma una trasparente scelta strategica e tattica: l’ordine pubblico deve tutelare l’espressione libera del dissenso; trasformare la piazza in un’arena dove si confrontano due parti è un grave errore. Le forze di polizia non si contrappongono a nessuno e rifiutano le logiche muscolari». L’obiettivo del migliaio di violenti infiltrati nel corteo, ha proseguito il ministro, era quello di costringere gli agenti ad inseguirli così da lasciare senza presidio alcuni varchi del centro: era un diversivo da guerriglia urbana da cui non si sono fatti irretire. Si è invece riusciti a isolarli dalla parte pacifica del corteo».

Ora Alfano “scopre” i collegamenti con i Black bloc

Questa è come la vede Alfano, che però ha sottolineato – finalmente – il fatto che in alcuni casi è emerso un collegamento tra i protagonisti dei disordini di venerdì scorso e le frange violente dei No Tav. E nuovamente il ministro ha promesso provvedimenti sempre annunciati mai mai varati: «Troppe volte le manifestazioni di piazze sono attraversate da pulsioni distruttive: è giunto il momento di adottare misure risolutive, che saranno inserite nel ddl sulla sicurezza urbana: puntiamo ad estendere anche ai professionisti delle violenze di piazza l’arresto differito previsto ora solo per facinorosi degli stadi e limitare la proliferazione di cortei che diventano occasione di tafferugli. La sfida – ha aggiunto – è tra la libertà di manifestazione del pensiero e la sicurezza. Il governo affronterà questa sfida fino in fondo per fare in modo che i due diritti non vengano a contrapporsi».  Immediata la replica delle opposizioni: «Oggi un ministro serio e responsabile si sarebbe presentato in Parlamento per chiedere scusa ai milanesi e si sarebbe dimesso. Alfano non ha fatto nessuna delle due cose. Abbia un sussulto di dignità e lasci», ha detto alla Camera Nicola Molteni della Lega dopo l’informativa del ministro dell’Interno. «Governo e maggioranza arrivano con le loro proposte un quarto d’ora dopo le devastazioni di una città fatte non da teppisti figli di papà ma da criminali, figli del buonismo di sinistra che li ha sempre coccolati, difesi e giustificati. Non sono teppisti ma criminali. E il problema è che nessuno ha pagato e nessuno pagherà», ha rilevato ancora Molteni difendendo le forze dell’ordine. E ha chiesto: «Esiste davvero una trattativa Stato-Black bloc? Tutti sapevano che quella guerriglia urbana era premeditata. Tutti tranne lei e il sindaco di Milano, altro grave responsabile dei fatti che prende i voti dei centri sociali che difende. Perché alla Lega in occasione della manifestazione di Roma è stato chiesto un milione e mezzo di euro e a questa gente no?».

Fratelli d’Italia: Alfano capisca che la polizia è intimidita

All’indomani delle devastazioni anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva duramente criticato il governo, il ministro dell’Interno e il sindaco di Milano, sostenendo che si sarebbe potuto agire ben diversamente. Da parte sua Ignazio La Russa, di FdI, ha detto che «questo governo ha votato una legge sulla tortura, che è anche tortura psicologica: significa che, se un poliziotto soltanto alza il manganello su un manifestante, magari per impaurirlo, si può beccare 12 anni di carcere. Per questo venerdì scorso – ha spiega La Russa – la polizia ha indietreggiato a tal punto da permettere che Milano fosse messa a ferro e fuoco. C’è riuscita una madre americana da sola ad intimorire il figlio manifestante incappucciato, e lo Stato italiano, invece, non ce la fa. È stata questa opera di intimidazione delle forze di polizia che ha permesso quegli scontri». Altrettanto decisa la critica del leader della Lega Matteo Salvini: «Fate fare a me il ministro dell’Interno, poi vediamo se c’è ordine in giro. In uno Stato serio quel corteo non partiva: se hai delle spranghe ti scarico nel Naviglio». Il leader della Lega ripropone dunque la sua ricetta: «Non mi dica il ministro dell’Interno che poteva andare peggio, non mi dica Renzi che erano quattro teppistelli. Perché se erano veramente quattro teppistelli e uno Stato fa distruggere una città da quattro teppistelli non è uno Stato». A Pisapia, Salvini rinfaccia di aver autorizzato il corteo: «Invece di prendere le spugnette non doveva consentire quella manifestazione di vandali. Io avrei vietato qualsiasi manifestazione nel giorno d’inaugurazione di Expo».