Scafista senza documenti: «Non possiamo espellerlo, va liberato»

È stato riconosciuto colpevole di essere uno scafista ed espulso dal territorio italiano, ma il provvedimento potrebbe non essere eseguito perché il ragazzo risulta avere più di una identità con nazionalità diverse. Ha 24 anni ed è stato condannato l’11 maggio scorso dal Tribunale di Salerno con il nome di Aouadh El Jaed Ibrahim Midahir nato in Libia, ed è attualmente detenuto nel Cie di Bari con decreto di espulsione emesso dalla Prefettura di Avellino a carico di un soggetto con un’altra identità, quella di Awad Mudar nato in Sudan. Secondo il legale che lo assiste, l’avvocato Loredana Liso, «il ragazzo, del quale non si è ancora in grado di poter stabilire se sia di nazionalità libica o sudanese, dato che non è pervenuta nessuna documentazione dal carcere attestante l’attività di identificazione, con ogni probabilità verrà rimesso in libertà entro 30 giorni». Il 24enne è sbarcato il 6 agosto 2014 nel porto di Salerno a bordo della nave San Giusto, che aveva soccorso tre barconi con a bordo complessivamente più di 1400 migranti. Un barcone si era ribaltato e circa 200 persone erano morte. Il 24enne è stato subito arrestato insieme con altri 5 con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’ immigrazione clandestina. È stato processato e condannato nei giorni scorsi a 3 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di 10 milioni di euro di multa. Dal carcere di Ariano Irpino dove è stato detenuto per tutta la durata del processo è stato trasferito nel Cie di Bari sulla base di un decreto di espulsione emesso, però, nei confronti di una persona con una diversa identità, non più libica ma sudanese. «Se non sarà identificato in 30 giorni – spiega il difensore – sarà rimesso in libertà, nonostante ritenuto pericoloso».

Con la nuova legge lo scafista sarà sempre impunito

A rendere le cose ancora più complicate la legge che introduce il reato di tortura nel nostro ordinamento. Come denunciato in audizione dal capo della Polizia la norma proposta dal governo  «impedisce l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali o oggetto di tortura». Quindi in tutti gli stati africani, in quasi tutti gli stati dell’Asia e in Europa dell’Est. Una legge che porterà alla paralisi totale dell’attività della polizia di frontiere impedendo respingimenti o espulsioni di tutti coloro che arrivano dalla stragrande maggioranza dei Paesi del mondo.