Sarkozy lancia Les Républicains: «Stop alla sinistra, il futuro siamo noi»

Ecco Les Républicains di Nicolas Sarkozy, nati per far vivere una “Repubblica della fiducia” contro il “colpo di mano permanente” della sinistra al governo e il “vicolo cieco” del Front National. Lanciatissimo, l’ex presidente si è prodotto al Paris Event Center della Villette nel numero preferito: comizio, bagno di folla, attacchi e slogan contro la sinistra, applausi a ripetizione per ricette che strizzano l’occhio a Marine Le Pen più che ai centristi.

Les Républicains, convention con 20mila militanti

Il nome, dopo una battaglia durata mesi – prima in silenzio, poi contro alcuni big del partito che erano contrari – è definitivamente cambiato. L’Ump di Chirac e Juppé, nato nel 2002 dal neogollista Rpr, è finito in soffitta. Superando la storica avversione francese per la politica «all’americana», il nuovo partito di destra si chiama Les Républicains. Più dell’80% dei militanti si sono espressi per il cambiamento, stando ai dati diffusi nella grande kermesse, alla quale erano presenti 20mila persone. «La Francia – ha detto Sarkozy mentre una marea di fedeli in t-shirt con il nuovo nome del partito sventolava bandiere tricolori – non può essere condannata a scegliere fra il terrificante spettacolo del dramma familiare dei Le Pen e la terrificante mediocrità di quelli che ci governano». “Unità” era la parola d’ordine della giornata parigina, prima tappa dell’avvicinamento di Sarkozy alla corsa all’Eliseo del 2017. L’ex presidente vuole la rivincita, ma la strada appare ancora in salita, nonostante l’entusiasmo: il 72% dei francesi, in un sondaggio, è contrario a una riedizione del duello del 2012 fra lui e Hollande; le inchieste che lo accerchiano sono ancora numerose; e gli avversari interni, innanzitutto l’ex primo ministro Alain Juppé, sono ben determinati a dargli filo da torcere. Proprio il sindaco di Bordeaux, che sfiderà alle primarie del 2016 Sarkozy, è stato protagonista del momento più teso della giornata di celebrazione: mentre parlava, sono piovuti fischi e ululati. Ha provato a rispondere: «Mi fanno male, ma non cambiano nulla nella mia determinazione». Ma in quel momento, i fischi si sono tramutati in un terremoto di applausi e cori: stava facendo il suo ingresso nell’arena Sarkozy, al ritmo del vecchio slogan “Nicolas, president”. Il protagonista aveva un obiettivo innanzitutto: mostrare di essere il capo e il riunificatore. E allora, ecco le parole concilianti: «Un uomo di Stato come Alain Juppé è una ricchezza per noi. Abbiamo ricostruito la fiducia tra noi, adesso dobbiamo restituire fiducia ai francesi nella politica. Vi propongo di costruire la repubblica della fiducia», contro “l’abbandono” e “il tradimento” della gauche. Sullo sfondo, a cementare il legame con la tradizione gollista, scorrevano sui maxischermi le immagini del generale de Gaulle e di Chirac.