Sanità toscana, Chiassai (FI) denuncia: «L’era Rossi ha lasciato solo guasti»

Sanità toscana sott’accusa: sprechi, accorpamenti inutili, clientelismo, ticket alti e tempi d’attesa lunghissimi e una riforma che fa acqua da tutte le parti. «Le scelte del governatore ed ex assessore alla sanità Enrico Rossi hanno prodotto nella sanità toscana solo guasti. La sua politica clientelare ha “costretto “i pazienti  a preferire il privato al pubblico», è il duro j’accuse di Silvia Chiassai, originaria di Montevarchi, candidata indipendente in Forza Italia al consiglio regionale della Toscana.

Sanità toscana, Chiassai: i cittadini pagano il ticket più alto d’Italia

Il governatore uscente del Pd, spiega Chiassai, «fa pagare ai toscani il ticket sanitario più alto d’Italia. Non solo, con la sua politica ha spinto i cittadini a privilegiare le strutture private. Il motivo è semplice il costo delle prestazioni sanitarie nel pubblico e nel privato sono paritetiche, ma i tempi d’attesa nel privato si riducono a uno-due giorni mentre nel pubblico, nella migliore ipotesi, oscillano tra i tre e i sei mesi».

La riforma della sanità approvata a fine mandato

L’attacco più duro della candidata azzurra va alla riforma sanitaria approvata da Rossi a fine mandato. «La legge 28 del 2015 è stata pubblicizzata dal governatore – spiega ancora – come un’iniziativa che rientra tra i tagli per la spending review. L’obiettivo nelle parole è quello di fare risparmi tant’è che le Asl grazie all’accorpamento sono passate da dodici a tre. In realtà, i costi legati alle poltrone aumentano e i tagli vengono esclusivamente fatti ai servizi legati agli ospedali periferici, ai posti letto. Inoltre, c’è una dequalificazione dei professionisti: infatti Rossi vuole sostituire una parte degli infermieri con gli operatori socio sanitari, i quali hanno formazione e mansioni differenti dai primi ma hanno un costo minore». In questo contesto Chiassai, tra le fondatrici del  Comitato sanità pubblica, ha organizzato una manifestazione contro la riforma sanitaria: «Si tratta di una protesta itinerante per la Toscana che è partita proprio dall’ospedale della città di Arezzo. Protestiamo perché la riforma ci propina il risparmio accorpando le Asl, in realtà ci saranno dei supercommissari che avranno in più anche rimborsi per 15mila euro l’uno. E i risparmi in realtà ci saranno a danno dei servizi ai cittadini, già si parla di prepensionamenti di 1500 persone tra medici ed infermieri, che non verranno sostituiti e quindi tutto cadrà sulla pelle dei malati». Contro questa riforma sono state già raccolte 3500 firme per una proposta di referendum abrogativo della legge.

Rossi e le vaccinazioni dei malati di epatite C

Infine, Rossi «promette che le 26.224 persone colpite dall’epatite C in Toscana saranno vaccinate». «Il numero è altissimo, se si considera che a livello nazionale sono state stanziate risorse per curare per ora in tutto 50mila persone, le più gravi. Sinceramente ho molti dubbi in merito a questa promessa del governatore, anche il direttore dell’Aifa ritiene che sarebbe necessaria, “una maggiore attenzione e responsabilità su temi di salute cosi delicati”, non vanno alimentate illusioni». Inoltre, dice ancora Chiassai, «non si comprende dove Rossi trovi questi fondi. L’unica certezza, è che anche questa scelta, è perfettamente in linea con lo smantellamento della sanità pubblica a vantaggio di quella privata, visto che saranno i pediatri e i medici di base a effettuare i vaccini e riceveranno otto milioni di euro, professionisti già pagati un tot a paziente: prima erano le Asl ad erogare tale servizio senza costi aggiuntivi».