Sanità, decolla la petizione on line per il turn-over e la legge sulla mobilità

La petizione sulla piattaforma change.org (qui per firmare) sta decollando a suon di firme inviate al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, con l’obiettivo di arrivare allo sblocco del turn-over nella sanità e a una modifica della legge per favorire la mobilità sull’intero territorio nazionale. Ma nonostante il successo dell’appello sul web, al momento risposte dal governo non ne sono arrivate. Le questioni sul tavolo sono diverse e complesse, com’è spiegato nella petizione.

La mobilità del personale

La legge sulla mobilità obbligatoria e volontaria nella Pubblica Amministrazione riguardante gli operatori sanitari dipendenti di Aziende sanitarie locali ed ospedaliere è attualmente un diritto negato nelle regioni sottoposte al piano di rientro. Le petizione chiede lo sbloco totale del turn-over nella Sanità e le conseguenti mobilità extra-regionali (prima di qualiasi altra procedura concorsuale nazionale relativa sia alla dirigenza medica che al comparto sanità nelle regioni sottoposte al Piano di Rientro). «Il “blocco del turn-over” in queste Regioni sottoposte al piano di rientro, sta creando danni irreparabili, anche in termini di malasanità. In particolar mod per garantire i livelli minimi di assistenza, le Asl e le Aziende ospedaliere sono costrette a ricorrere a convenzioni interne e cooperative interinali, le cui spese vengono contabilizzate in bilancio sotto la voce di “acquisti di beni e servizi”, non risultando così come reclutamento di personale. Una contraddizione, in quanto questa condizione grava naturalmente sul bilancio dell’ente pubblico e crea precariato». Inoltre le Aziende sanitarie e ospedaliere si servono di un colloquio discrezionale come elemento di valutazione per l’accesso ad una graduatoria di mobilità e conferiscono  ad esso un punteggio sostanzialmente altissimo rispetto a tutti gli altri requisiti.

Il diritto al trasferimento

«Siccome il trasferimento o mobilità è un diritto del lavoratore sancito dal dlgs 165 del 2001, in questo modo – è scritto ancora nella petizione – si rischia di rimanere fuori da un’eventuale graduatoria di trasferimento con il rischio di non poter mai più rientrare a lavorare nella propria regione d’origine. In nessun caso le “procedure di mobilità” possono dar luogo ad un “nuovo concorso pubblico” (“per esami” o “per titoli ed esami”) o ad una procedura comparativa para-concorsuale “per titoli e colloquio”, essendo tale procedura relativa alla copertura di un posto equivalente a quello per il quale i dipendenti/dirigenti che chiedono la mobilità hanno già superato la relativa procedura concorsuale e per il quale essi sono già stati giudicati idonei allo svolgimento delle relative mansioni e/o funzioni, conseguendo il corrispondente status giuridico (qualifica o categoria)”. Infine, la petizione chiede l’abrogazione  delle parole “previo assenso dell’amministrazione di appartenenza” contenute nel comma  1 dell’art. 4 della legge 11 agosto 2014, n. 114, che nega finora al lavoratore dipendente di svincolarsi con la mobilità volontaria dal rapporto di lavoro contratto con l’Amministrazione cedente, creando gravissime ripercussioni sulla libertà dell’essere umano di decidere dove vivere e lavorare in Italia.