Lazio, chiusa casa famiglia. Ecco chi fa affari con la finta solidarietà

Violenze, abusi sessuali, aggressioni fisiche e verbali, percosse, minacce, somministrazioni di cibo scaduto, di sedativi e tranquillanti senza alcuna prescrizione medica.
E’ quanto avrebbero subito alcuni ospiti della casa famiglia “Il monello mare” di Santa Marinella chiusa dalla polizia che ha arrestato il direttore, finito ai domiciliari, e 4 collaboratrici sottoposte a divieto di dimora nella struttura fra cui la moglie del direttore.
Si riaccendono così i riflettori sul business, importante e redditizio, che c’è dietro la gestione delle case famiglia, strutture “riconosciute” dal ministero di Giustizia che incassano finanziamenti e fondi a pioggia. Un grumo di interessi per nulla trasparenti sui quali, «nonostante le resistenze del Pd, e dopo oltre un anno di attesa – assicurano soddisfatti i parlamentari del Movimento Cinque Stelle – finalmente è partita in Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza l’indagine conoscitiva».
Perché il Pd abbia opposto resistenza ad un’indagine legittima e auspicabile che vuole sollevare il velo sulle case famiglia e sul business che c’è dietro non è molto chiaro. A meno che non vi sia l’interesse di tutelare le molte associazioni di sinistra che si sono gettate sul business dei minori con situazioni personali o familiari difficili o disagiate. Proprio quei minori di cui si occupava fino ad oggi il centro “Il monello mare” di Santa Marinella, il cui direttore, un 55enne, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti aggravati, lesioni aggravate e violenza sessuale aggravata.

Cinque provvedimenti cautelari per la Casa famiglia “Il monello mare”

L’uomo, secondo l’accusa, sarebbe anche responsabile delle lesioni procurate a una delle minori ospiti del centro. Le sue 4 collaboratrici, indagate per maltrattamenti aggravati, sono state sottoposte alla misura cautelare del divieto di dimora nella struttura.
Le indagini, condotte dalla Squadra mobile di Roma, sono partite in seguito alla segnalazione di un’assistente sociale e di una tutrice minorile, che avevano raccolto le confidenze di una delle minorenni ospitate.
A supporto delle accuse ci sarebbe anche un video, girato da una ragazza con il cellulare, delle violenze che avvenivano all’interno della casa famiglia.
Nel filmato si vedrebbe un altro giovane ospite picchiato dagli operatori della struttura, gestita dall’associazione riconosciuta dai ministeri come una onlus.
Le indagini della Squadra Mobile sono partite circa un anno fa dopo la denuncia di una assistente sociale che ha raccolto lo sfogo di una ragazza del centro, che ospitava ragazzi tra i 14 e i 17 anni, con situazioni personali e familiari problematiche. dimora nella struttura.
Alle accuse di investigatori e inquirenti replicano i vertici della Casa famiglia: «Accuse infondate che saranno smentite».
«Comunichiamo nella massima serenità, anche relativamente all’operato svolto – assicura il legale avvocato Vincenzo Dionisi – l’infondatezza delle accuse rivolte, dichiarando fin da ora che procederemo a fornire agli inquirenti tutti gli elementi anche documentali atti a smentire l’ipotesi accusatoria a nostro carico».

Contributi dalla Provincia per la casa famiglia di Santa Marinella

L’Associazione “Il monello mare” che, fra l’altro, avrebbe ricevuto contributi, secondo quanto scrive sul suo sito, dalla Provincia di Roma, guidata dall’esponente di Centrosinistra Enrico Gasbarra e dalla Regione Lazio quando era presidente Piero Marrazzo, lavorava «in convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia» e, «dopo molti anni di esperienza con la congregazione religiosa dei “Giuseppini del Murialdo“» ha deciso «in accordo con altri professionisti del settore» di costituirsi come Associazione Onlus.
Secondo il sito dell’Associazione lo staff sarebbe composto da vari professionisti fra i quali uno psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, un Giudice Onorario psicologo-psicoterapeuta, un assistente sociale, due educatori professionali, due operatori, due volontarie del servizio civile, un mediatore culturale, un regista cinematografico, uno scenografo, un fotografo, una cantante e un educatore di strada.

Registi, cantanti, giudici: ecco chi c’è dietro le case famiglia

Fra i collaboratori l’Associazione segnala sul proprio sito il 55enne Fabio Tofi, descritto come il Responsabile della Comunità educativo-terapeutica per adolescenti “Il Monello Mare” dal 1999. Tofi si occupa di «problematiche relativa al “crollo” di adolescenti e della famiglia» e, secondo il curriculum pubblicato sul sito dell’associazione, dal 1997 al 2009, è stato giudice onorario presso il Tribunale dei Minori di Roma e psicologo presso i Servizi sociali del Comune di Santa Marinella dal 1993 al 1996 nonché autore e sceneggiatore per Raitre e del cortometraggio “Pollo, pollo, pollo” presentato alla 54a Mostra del Cinema di Venezia e di cui è stato regista Ricky Tognazzi.
Lungo l’elenco dei collaboratori dell’Associazione fra cui l’educatrice Annalisa Tofi che vanta, fra le sue esperienze, il progetto “Vivere e saper vivere” finanziato dalla Provincia di Roma quando la guidava il campione del Centrosinistra Enrico Gasbarra.
Sempre fra i suoi collaboratori l’Associazione “Il monello Mare” vanta sul suo sito l’esperienza della dottoressa Emanuela Monti, psicoterapeuta e coordinatrice dell’associazione, dell’operatrice Melinda Edit Nagy «che si occupa del maternage dei ragazzi», dell’assistente sociale Ernesta Lombardi, anch’essa giudice onorario presso i Tribunale dei Minori di Roma, l’educatrice Silvia Malfatti che «con competenza sostiene la significazione della convivenza» e, infine, Giovanna Guidone che «oltre ad essere una cantante di talento, sa sintonizzarsi – assicurano dall’Associazione – con i bisogni dei ragazzi comunicando vitalità e speranza».