Romena perse il bambino e accusò un agente: si era inventata tutto

Aveva raccontato di aver perso il bimbo che aveva in grembo durante i tafferugli scoppiati nel corso di una manifestazione contro gli sgomberi di case occupate a Milano. E ai medici che l’avevano visitata dopo l’aborto aveva detto che «mentre sollevava da terra una bambina piccola per metterla in salvo, riceveva ingiustificatamente un colpo di manganello da parte di un poliziotto» al «fianco sinistro», mentre «un secondo colpo andava a vuoto e colpiva di striscio al volto la bambina». Accuse poi “rinnovate” nei verbali del 21 e 22 novembre e dell’11 dicembre scorso.
Ora Ionica D., romena di 37 anni, rischia il rinvio a giudizio per calunnia anche perché, secondo l’accusa, avrebbe fatto in modo che anche la sorella e l’amica rendessero «dichiarazioni calunniose di analogo contenuto». E avrebbe fatte pressioni affinché lo facesse anche un’altra testimone, la quale però decise, secondo gli inquirenti, di non dire falsità.
La sorella della romena, sentita il 18 dicembre scorso, avrebbe detto il falso, secondo i pm, raccontando di «aver assistito personalmente ai colpi, che quantificava in tre manganellate». E ha parlato, tra l’altro, di colpi «con la mano destra», mentre Ionica D. aveva riferito che l’agente impugnava il manganello con la «mano sinistra».
Anche l’amica, poi, ha parlato di «tre colpi inferti» e con la «mano destra».

L’aborto della romena avvenuto per motivi fisiologici

Agli atti della Procura c’è anche una consulenza medica che ha escluso che la donna abbia subito un colpo di manganello, perché non sono state riscontrate tracce di lesioni esterne né interne. Inoltre, secondo la consulenza, l’aborto sarebbe avvenuto per motivi fisiologici.
Gli inquirenti non hanno trovato riscontri nemmeno sul presunto colpo subito da una bambina nel corso della manifestazione.
La Procura, che ha chiuso le indagini per calunnia, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, si riserva, in ogni caso, di valutare qualsiasi altro elemento possa emergere nel corso del procedimento.
Le tre indagate, come si legge negli atti dell’inchiesta coordinata dal pm Gianluca Prisco e dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, sono accusate «in concorso» di aver incolpato «falsamente dei reati di lesioni volontarie e di procurato aborto» un «operante delle forze dell’ordine intervenuto nelle operazioni di sgombero dei centri anarchici “Corvaccio” e “Rosanera del 18 novembre» scorso, «pur sapendolo innocente».