Rogo di Fiumicino: «C’era diossina ma l’hanno negato». Indagati 2 manager

Sull’incendio scoppiato nel Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino un paio di settimane fa, la procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo in merito alle conseguenze per la salute dei lavoratori. L’Arpa ha segnalato la presenza di diossina, di Pcb e di furani in quantità rilevante. Per questo filone sono indagati un dirigente dell’Asl Rmd e un manager di Adr. Nell’ambito del nuovo fascicolo, il procuratore di Civitavecchia Gianfranco Amendola ed il pm Valentina Zavatto, dopo aver interrogato i vertici dell’Asl Rmd, hanno iscritto per abuso d’ufficio un funzionario che si ritiene non essere intervenuto a tutela e nel rispetto dello statuto dei lavoratori. È invece indagato per violazione della normativa sulla sicurezza un alto funzionario di Adr sospettato di aver fatto lavorare il personale nei giorni successivi al rogo violando le norme in materia di tutela della salute.

Al Terminal 3 di Fiumicino 150 intossicati

Il nuovo fascicolo della Procura di Civitavecchia ha preso spunto dalle patologie lamentate da 150 lavoratori impiegati nelle aree adiacenti la zona commerciale del Terminal 3 distrutta dal rogo. Si tratta, come emerso da certificazione medica, di disturbi respiratori ed alla pelle. Aeroporti di Roma ha riaperto recentemente una di queste aree, il “Molo D”, previo parere favorevole di un funzionario dell’Asl Rm d, sulla base di analisi sui livelli di inquinamento dell’aria fatte da una società privata. Questa aveva evidenziato la non sussistenza di anomalie a livello tossico. Contemporaneamente, un altro dipartimento della stessa Asl, oltre a diffidare Adr al fine di proseguire il monitoraggio dell’aria, ha sollecitato l’intervento dell’Arpa Lazio la quale ha invece riscontrato, come conseguenza dell’incendio, l’elevata quantità di elementi tossici.

Si indaga anche sugli appalti a Fiumicino

La procura di Civitavecchia, titolare delle indagini sull’incendio scoppiato la notte tra il 6 ed il 7 maggio scorsi nello scalo romano, vuole vederci chiaro ed ha acquisito 18 faldoni di carte presso Adr e società che hanno effettuato i lavori. Obiettivo degli inquirenti è capire la tipologia dei materiali utilizzati, tenuto conto che nell’area di mille metri quadrati andata distrutta si contavano solo alcuni idranti e rivelatori di fumo. Del tutto assenti le porte tagliafuoco ed i sistemi automatici a pioggia. Secondo quanto accertato dagli esperti, il rogo si sarebbe sviluppato da una sala di servizio. Dal 27 aprile scorso, per ovviare al surriscaldamento di un quadro elettrico, gli addetti alla manutenzione, e si vede dai filmati delle telecamere, hanno utilizzato un condizionatore portatile, ma l’apparecchio che raffredda, dal 3 maggio successivo, non ha più funzionato bene. Per il rogo la procura di Civitavecchia procede anche per incendio colposo nei confronti di quattro operai addetti alla manutenzione degli impianti e di un dirigente di Adr, coordinatore degli impianti tecnici. Quest’ultimo, convocato in procura, si è avvalso della facoltà di non rispondere.