Rientrato in Italia il calabrese che voleva arruolarsi nell’Isis

È rientrato in Italia e si trova in una struttura sanitaria emiliano-romagnola tale Giampiero Filangieri. Calabrese di origine, cresciuto a Bologna, nel luglio 2014 fu arrestato ad Erbil, in Kurdistan, dove si trovava con l’intenzione, rimasta tale, di arruolarsi nello Stato islamico. È arrivato domenica a Fiumicino, nei giorni precedenti era stato liberato ed espulso, a quanto pare perché aveva scontato il periodo di carcere previsto. A fare da tramite per il trasferimento è stata l’ambasciata italiana in Iraq. All’aeroporto, Filangieri è stato accompagnato da personale sanitario e da carabinieri del Ros emiliano-romagnoli, che hanno proceduto al sequestro del computer. Secondo quanto appreso si tratta di accertamenti dovuti, che proseguiranno, nell’ambito di un fascicolo di indagine aperto dalla Procura di Bologna, dopo che erano state diffuse le notizie sull’arresto. Gli investigatori sembrano in ogni caso più preoccupati delle condizioni di salute di Filangieri, attualmente libero, che della sua reale partecipazione a fatti di terrorismo internazionale. L’uomo, che ha passato gli ultimi anni in giro per il mondo, sarebbe infatti seriamente sofferente sul piano psichico.

Più che un terrorista dell’Isis, l’uomo sembra un disturbato psichico

Nato a Reggio Calabria nel 1980 è cresciuto a Bologna, dove in un comune dell’hinterland vivono i familiari, che domenica sono andati a Roma ad accoglierlo. Proprio in Emilia si convertì all’Islam, avvicinandosi a circoli integralisti ritenuti contigui al terrorismo e si creò una rete di contatti. Dopo un periodo in Spagna nel 2009, transitò dalla Turchia per provare ad arrivare nei territori del Califfato. Alcune comunicazioni via whatsapp con altri convertiti italiani erano di questo tenore: «Iniziata la mia lotta contro l’Occidente predone» e «Islam libertà per i popoli oppressi». Queste idee, però, non si sarebbero mai trasformate in azioni di battaglia e Filangieri non ha di fatto mai combattuto, anche perché fu ben presto individuato dalla polizia turca, che l’aveva segnalato ad agenti curdi, sospettando che avesse l’intenzione di arruolarsi nell’esercito dello Stato islamico. Poi, l’arresto. Non dovrà rispondere dei reati previsti dalle nuove norme anti-foreign fighter, che sanzionano la condotta di chi si arruola in modo autonomo in un’organizzazione terroristica. Questo perché i suoi comportamenti e il tentativo di varcare il confine iracheno sono precedenti all’approvazione del decreto.