Rapimento Abu Omar, quel dettaglio inedito che riapre il caso

Il sequestro dell’imam di Milano Abu Omar? Nulla di quello che è stato raccontato finora corrisponderebbe a quanto veramente accaduto. È la tesi che emerge da una serie di ricostruzioni di alcuni giornalisti d’inchiesta e dai dettagli del libro dell’ex direttore del Manifesto Gabriele Polo, Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari. Volume con la prefazione della vedova Calipari, Rosaria Villeco, a sua volta ex funzionaria dei servizi segreti e oggi membro del Copasir.

«Calipari si sentiva controllato»

È il direttore del Tempo, Gian Marco Chiocci, in un lungo articolo sul suo quotidiano, a mettere insieme le informazioni rivelate da Polo e dal sito Globalist, dei fratelli Cipriani, «giornalisti anche loro – spiega Chiocci – sempre estremamente informati in materia di terrorismo e servizi segreti». In particolare, Polo rivela che Nicola Calipari si sentiva controllato da «qualcuno dei suoi», tanto da arrivare a custodire in cassaforte tutti i documenti. «Tutti affidabili – scrive Polo dei collaboratori di Calipari – oppure nel caso di Abu Omar la partecipazione di alcuni dei suoi non si è limitata a pedinamenti e rapporti?». Da qui si aprono una serie di interrogativi sul ruolo di quegli uomini che impensierivano Calipari. Anche perché la rivelazione è stata inizialmente attribuita a Rosa Calipari. Polo ha smentito questa attribuzione, ma la notizia di Calipari che si sentiva spiato e quindi di qualcosa che non fosse totalmente lineare nel lavoro di alcuni agenti del Sismi è rimasta sul campo.

 L’indagine interna ai servizi segreti

Chiocci la incrocia con altre ricostruzioni fatte dai fratelli Cipriani, sulla base di carte e indizi processuali e, soprattutto, di un accenno a una indagine interna all’intelligence uscita tempo prima sulla stampa. Ne emerge il quadro di una vicenda, quella del sequestro, che potrebbe essere maturata tempo prima dell’arrivo di Nicola Pollari alla guida del Sismi ed eseguita da persone totalmente diverse da quelle andate a processo insieme all’ex numero uno degli 007 e poi assolte dalla Corte Costituzionale dopo che erano state condannate anche dalla Cassazione.