Rai, servizio pubblico: al Concertone suonano gli incappucciati anti-polizia

Quando Irene Grandi, sul palco del Concertone di piazza San Giovanni, ha cantato “Brucia la città”, un po’ tutti si sono chiesti se quella scelta non fosse proprio una coincidenza, nel giorno della devastazione di Milano da parte dei black bloc, a poche ore dall’inaugurazione di Expo 2015. Pare fosse una coincidenza davvero, almeno stando alle spiegazioni che subito dopo ha dato alla conduttrice, Camilla Raznovich: «Non c’entrava nulla con Milano, è chiaro che è una metafora di altro», ha detto, vagamente imbarazzata. Ma di lì a poco è accaduta un’altra strana coincidenza: sul palco sono saliti dei ragazzi completamente incapucciati di nero, esattamente come i black bloc che qualche ora prima avevano seminato il panico per Expo. Si chiamano “Stato Sociale”, sono una indy-band e sul palco del Primo Maggio, con la benedizione dei sindacati e senza alcun controllo da parte della Rai, che trasmette ogni anno in esclusiva la manifestazione, si sono lasciati andare a critiche e battute pesanti nei confronti di quella polizia che poche ore prima aveva provato a difendere Milano dai delinquenti. Il tutto accadeva in fascia protetta, intorno alle 22. Complimenti al servizio pubblico.

Un Concertone per “mascherati”

La band, bolognese, composta di ragazzi giovanissimi, s’è esibita in calzamaglia nera per protesta, col viso coperto: una scena davvero sgradevole soprattutto perché si svolgeva negli stessi minuti in cui scorrevano nei tg le immagini di altri ragazzi mascherati, i black bloc milanesi, che si “esibivano” sul palcoscenico di Expo. Ma per cosa protestava la band mascherata?  «Pensiamo di dover prendere esempio dalle forze dell’ordine tuttora non identifcabili in occasione di scontri di piazze e torture nelle scuole. Riteniamo di dover essere oscuri e misteriosi come le ragioni per cui si devono fare assolutamente il Mose e la Tav. Riteniamo di dover essere invisibili come le migliaia di migranti che ogni giorno cercano la sopravvivenza da noi e vengono lasciati a morire in mare. Vi auguriamo Buon primo maggio e altri 364 giorni all’oscuro di ogni cosa». Ecco, dunque: protestavano contro i poliziotti che torturerebbero le persone in modo anonimo, non contro i vandali che devastano incappucciati le città. Sul palco gli “Stato sociale” avrebbero voluto cantare Mi sono rotto il cazzo e portare sei coppie di gay, ma la Rai, almeno su quello, non ha dato il via libera. Ma i musicisti bolognesi, alla fine, hanno deciso di baciarsi tra di loro alla fine del primo brano. Ma a quel punto si erano già spogliati e ci hanno messo pure la faccia, oltre alla lingua.