Pippo Civati, è strappo: «Me ne vado dal gruppo del Pd»

Pippo Civati, è strappo con il partito di Renzi. “Esco dal gruppo del Pd. Per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori, non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi. La conseguenza è uscire dal gruppo”, così annuncia per telefono uno dei capofila della dissidenza all’interno del Pd. L’esempio di Civati sarà seguito da altri? Al momento parrebbe di no. Gli avversari intermi di Renzi non sembrano disposti a lasciare la “ditta”. Certo è comunque che la crepa comunque aperta da Civati è il sintomo che le lacerazioni prodottedall’approvazione dell’Italicum non appaiono destinate a essere superate tanto presto e tanto facilmente.    “Aver approvato la riforma in quel modo, con la fiducia, i voti della sola maggioranza e un dissenso nel Pd è uno scacco per tutti e uno strappo all’idea che le regole non si scrivono da soli. Adesso voglio capire se le aperture sulla Costituzione sono una cosa seria e si può entrare nel merito”: così dice ad esempio Gianni Cuperlo in un’intervista al Corriere della Sera. Sulla possibilità che a Palazzo Madama sarà Vietnam, “lasciamo stare il Vietnam. Il problema è che il futuro Senato è un pasticcio. Serve un modello che funzioni, senza duplicazioni con la conferenza Stato-Regioni, evitando contenziosi davanti alla Consulta e riequilibrando gli scompensi dell’Italicum”, spiega Cuperlo. “Renzi ha ragione quando dice che il governo sta in piedi se cambia il Paese. E io lavoro per dare una mano nella direzione giusta”, aggiunge il deputato del Pd, secondo cui “la legislatura non arriverà al 2018”. In merito all’uscita  di Civati dice: “Mi dispiace molto, perché ogni abbandono è una perdita”. “Altri lo fanno in silenzio e la sconfitta non è minore. Se Civati o Cofferati se ne vanno, se su alcune alleanze locali ti vengono i brividi, io mi preoccupo. Il punto per me è quanta sinistra vive dentro il Pd”.