Ecco perché i pensionati possono brindare alla salute delle toghe

Nell’immediato abbiamo pensato bene. Abbiamo pensato cha la sentenza che ha imposto all’Erario la restituzione dei soldi indebitamente sottratti a milioni di pensionati italiani dal mefitico duo Monti-Fornero fosse nata dal moto di equità che alberga nei cuori dei giudici della Consulta. Se i pensionati possono brindare, lo devono a loro. Ma, poi, il dubbio s’è appalesato: e che dubbio. Già perché il tutto potrebbe essere il frutto, perlomeno fortuito, di una ripicca. Tipo: mi rompi le scatole? E io, appena posso, ti siluro. Perché se c’è una cosa che in Italia non conviene fare è farli incazzare i magistrati: giudici o pm che siano. Neppure se ti chiami  Matteo Renzi. Perché se s’incazzano, si vendicano. Anche con Matteo Renzi. Per lo meno fino a quando una nuova riforma della Costituzione, magari vergata nel dolce e suadente Stil Novo di Madonna Boschi, non assoggetti tutti giudici al potere politico. Niente di antidemocratico, intendiamoci. Accade in Francia. Che poi è il paese di Napoleone, ovvero del riferimento storico cui si ispirerebbe Matteuccio nostro: almeno secondo quanto dichiarato dall’ex sindaco Pd di Bari, Michele Emiliano, magistrato anch’egli.

I pensionati possono brindare

Ecco il punto: non soltanto gli sfracassi i santissimi sulle ferie troppo lunghe ed hai pure da eccepire sulla modica quantità di lavoro prodotto pro capite, ma gli vai pure a piazzare la tagliola sull’età pensionabile, fissata a 70 anni e senza deroghe. Impedendo inoltre loro di esercitare – una volta a riposo – arbitrati e altre laute consuetudini. Un affronto inaccettabile. Perché anche i giudici nel loro piccolo s’incazzano. E, prima o poi, qualche scherzo te lo fanno. Così, a quanto abbiamo capito, l’occasione ghiotta si è presentata proprio col giudizio di merito pendente su quella parte della legge Fornero. Che, per inciso, sarebbe da mandare al macere tutta intera. Perciò, zàcchete!, sentenza autoapplicativa. Governo infilzato, costretto a promettere di restituire il maltolto. Col gustoso retroscena del presidente della Corte Alessandro Criscuolo che esercita il suo diritto di voto e batte Giuliano Amato (che di pensioni ne ha qualcuna, ma era schierato per il no) facendo pendere la bilancia a favore della restituzione di quanto sottratto ai pensionati. I quali perciò – al netto delle manovre in atto per fregarli di nuovo – hanno un motivo per brindare. Alla salute delle toghe, ovviamente.