Il partito repubblicano di Berlusconi? Piovono i no, solo Alfano apre

Il modello lo indica da giorni. Il testimonial pure. Ma ora che l’Italicum è approvato Silvio Berlusconi dà anche una tempistica: a giugno parte la macchina organizzativa, in autunno si fa il congresso. Obiettivo: dare vita a quel grande partito repubblicano che, sul modello americano, con George Bush come padrino dell’atto fondativo, dovrebbe ricompattare i moderati italiani.

Il modello e il testimonial

«Vedrete che in autunno porto qui Bush, il mio amico George Bush, e lo lanciamo alla grande il cantiere dei repubblicani», avrebbe detto il Cavaliere secondo un virgolettato di Repubblica. Se non è letterale, è comunque la sintesi di quello che Berlusconi va ripetendo da giorni. E che i suoi fedelissimi vanno suffragando con analisi e indiscrezioni. Fedelissimi, va sottolineato, non direttamente impegnati in politica, come la sondaggista Alessandra Ghisleri o il banchiere e amico di sempre Ennio Doris. È stato lui, l’altra sera a Ballarò, a chiarire che l’ex premier immagina per sé un ruolo «in regia», mentre è stata la Ghisleri, in una intervista al Corriere della Sera, a indicare la strada delle facce inedite, della società civile e di un leader nuovo di zecca, senza che però il Cav esca completamente di scena.

I contatti con Lega, FdI e Ncd

L’operazione, dunque, sembra già bella che avviata, come dimostra il profilo dei suoi portabandiera. Epperò, per dare vita a quella grande aggregazione che possa giocarsela con i democratici nostrani del Pd, Berlusconi ha bisogno di rivolgersi anche alle altre forze politiche del centrodestra. Ed è qui che i piani così perfettamente congegnati in linea teorica vanno a un primo scontro con la realtà. I rumors parlano di contatti già avviati con Lega, Fratelli d’Italia e Ncd. Peccato però che le risposte siano per lo più due di picche, visto che l’unico che non chiude è Alfano.

Alfano possibilista. I no di Salvini e Meloni

«Vedremo se sarà vero», è stato il commento di Alfano rispetto alla possibilità che Berlusconi riesca a costruire questo grande partito. «Ho l’impressione di no e vado avanti con voi per costruire il cambiamento», ha proseguito il ministro dell’Interno, parlando alla direzione del partito. Tiepido? Comunque assai più possibilista di quanto non siano stati Matteo Salvini e Giorgia Meloni, entrambi molto netti nel dire che il listone unico Berlusconi se lo può scordare. «Listone di centrodestra con Forza Italia? Mai. Non mi sciolgo in niente, non faccio il partito unico, non faccio gli errori che hanno fatto gli altri. Voglio arrivare al ballottaggio con il mio progetto politico, non con quello degli altri», ha detto Salvini in una intervista a La Stampa, mentre Giorgia Meloni si è detta indisponibile a una «ammucchiata». «Ci abbiamo già provato, si chiamava Popolo della Libertà ed è naufragato. Non si può riproporre lo stesso identico schema, con gli stessi limiti e difetti, cambiandogli solo il nome», ha avvertito la leader di Fdi.