Palmesano licenziato per ordine della camorra. La rivelazione di Saviano

La lunga mano della camorra arriva nelle redazioni, dove i boss spadroneggiano con la complicità della proprietà. Parliamo di un giornalista campano licenziato su ordine di un boss della camorra. La vicenda, accaduta alcuni anni fa, è stata rivelata da Roberto Saviano in un lungo articolo pubblicato su Repubblica (pagine 23). Si tratta di Enzo Palmesano, 57 anni, campano doc di Pignataro Maggiore,  una passato da capo del servizio politico al Secolo d’Italia e già direttore del Roma.

Saviano: l’ordine dei boss

Enzo Palmesano – racconta dalle colonne del quotidiano di Ezio Mauro l’autore di Gomorra – sarebbe stato licenziato dal quotidiano locale Corriere di Caserta  «su sollecitazione del boss Vincenzo Lubrano, vicino ai Nuvoletta, storico clan legato alla mafia cortonese». La storia venne alla luce grazie a intercettazioni telefoniche nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli ed è riportata nelle motivazioni di una sentenza emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel febbraio scorso. Per aver denunciato gli interessi dei Lubrano sul Corriere di Caserta, Palmesano ha perso il posto i lavoro e per la prima volta una sentenza ha dimostrato come i clan camorristi condizionano i giornali. Il Corriere di Caserta (oggi Cronache di Caserta), insieme a Cronache di Napoli, è un quotidiano dalla storia controversa. Entrambi appartengono al gruppo Libra il cui editore, Maurizio Clemente, è stato condannato per estorsione a mezzo stampa: utilizzava le testate per scopi intimidatori, cioè  “o paghi o scrivo contro di te”.

Un giornalista scomodo

Palmesano, invece, scrive e racconta. «Scrive del pellegrinaggio che Vincenzo Lubrano, assolto in appello per l’omicidio Imposimato, organizzò con diversi pullman a San Giovanni Rotondo per ringraziare Padre Pio. Ricorda il restauro che Raffaele Lubrano fece della cosiddetta Madonna della camorra, poiché a lei si rivolgevano durante la latitanza a Pignataro Maggiore i boss di Cosa Nostra. Palmesano – ricorda sempre Saviano – racconta la presenza di Liggio e Riina sul territorio. Inizia a scrivere tutti i giorni del clan Lubrano e si concentra su Raffaele “Lello” Lubrano, ucciso a Pignataro Maggiore nel corso di una faida che vede coinvolti pignataresi e casalesi. Il cronista sa che questa storia è nodale per comprendere gli equilibri politici che regolano il territorio. E proprio per questo Vincenzo Lubrano vuole a toglierlo di mezzoı.

Una storia nascosta

«Ma com’è possibile che questa storia rimanga nell’ombra?», si chiede Saviano che ricostruisce le varie tappe della vicenda e racconta, tra l’altro, di un incontro tra un parente del boss e il direttore del giornale casertano durante il quale sarebbe stato sollecitato il licenziamento di Palmesano. «C’è un’intercettazione telefonica tra Lubrano e Francesco Cascella, il nipote acquisito del boss che medierà tra il clan e il direttore del quotidiano per l’allontanamento di Palmesano».