Obama voleva regolarizzare 5 milioni di immigrati: è rivolta, la Corte dice no

Nuovo schiaffo a Obama sulla riforma dell’immigrazione, ancora una volta bloccata. Stavolta è stata una Corte d’appello federale a fermarla, rendendo così sempre più difficile realizzare il sogno del presidente americano nei venti mesi che gli rimangono alla Casa Bianca: legalizzare milioni di immigrati clandestini, la maggior parte di origine ispanica.

Obama vuole regolarizzare 5 milioni di immigrati

La situazione è il frutto del lungo braccio di ferro tra la Casa Bianca e il Congresso, con quest’ultimo che fino ad oggi si è rifiutato di approvare una riforma complessiva dell’immigrazione grazie alle resistenze del Partito Repubblicano. Un ostruzionismo che mesi fa ha portato Barack Obama a varare un decreto esecutivo per sbloccare la situazione. Il provvedimento istituisce un nuovo programma con il quale i genitori di immigrati divenuti cittadini Usa o legalmente residenti in Usa possono essere regolarizzati, senza più rischiare di essere espulsi e rilasciando loro un permesso di lavoro. Il decreto prevede poi gli stessi benefici per gli immigrati che sono arrivati illegalmente negli Stati Uniti da bambini. In tutto si tratta di circa 5 milioni di persone che potrebbero essere messe in regola.

L’opposizione del Texas e di altri 25 Stati americani

Ma il Texas, Stato di frontiera, e altri 25 Stati Usa hanno fatto ricorso contro la riforma del presidente accusandolo di aver abusato proprio dei suoi poteri costituzionali. Un ricorso che aveva già bloccato la riforma alla vigilia della sua entrata in vigore e che oggi è stato accolto anche in sede di Corte d’appello federale. Corte che ha respinto la richiesta di andare avanti presentata dall’amministrazione. A questo punto è difficile prevedere se la storica riforma darà i suoi risultati prima che Obama lasci la presidenza. Dalla Casa Bianca e dal Dipartimento alla Giustizia finora nessun commento sulla decisione dei giudici. Ma la battaglia è destinata ad andare avanti. Le associazioni per la difesa dei diritti civili e degli immigrati, intanto, hanno lanciato un appello al presidente Obama perché a questo punto ricorra davanti alla Corte Suprema, senza più alcun ritardo.