Nuova bufera sul Pd: il sindaco di Siena è indagato (ma non si dimette)

Non è bastato lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena per i compagni del Pd. Arriva una nuova mazzata sul partito proprio nella sua roccaforte rossa. «È stato per me un duro colpo, personalmente e politicamente». Così Bruno Valentini (Pd), sindaco di Siena ha aperto questo pomeriggio il consiglio comunale con una comunicazione urgente sull’avviso di garanzia da lui ricevuto venerdì scorso nell’ambito dell’inchiesta per presunti abusi edilizi relativi agli anni 2009 e 2010 quando era sindaco di Monteriggioni. «Sono però convinto della regolarità delle mie azioni e di aver operato nell’interesse della collettività” ha aggiunto Valentini ribadendo la sua “totale estraneità alla commissione di qualsivoglia condotta penalmente rilevante». Il sindaco di Siena, rivolgendosi all’aula ha poi chiesto di «mantenere un clima di correttezza e rispetto sia sul versante politico che umano. Non voglio assolutamente che la mia onorabilità politica e personale venga utilizzata come strumento di lotta politica». Valentini ha poi concluso: «Non ho nulla da nascondere e nulla di cui vergognarmi, questo voglio sottolinearlo con forza».

Siena: l’ex sindaco rinunciò per un avviso di garanzia

Insieme a Valentini sono stati raggiunti da avviso di garanzia altre quattro persone che nel periodo oggetto dell’inchiesta erano dipendenti del Comune di Monteriggioni. Il sindaco di Siena risulta indagato in una inchiesta su una variante al regolamento urbanistico approvata dall’ex amministrazione comunale di Monteriggioni, di cui Valentini era prima cittadino. Secondo gli inquirenti, la variante avrebbe permesso poi la realizzazione di alcuni appartamenti ora sequestrati: la procura ritiene che siano frutto di un abuso edilizio. L’opposizione, a partire dal centrodestra e dalla Lega nord ha inutilmente sollecitato le dimissioni di Valentini. «La richiesta di dimissioni – ha detto Francesco Giusti, segretario della Lega Nord di Siena – è suffragata dal fatto che Valentini ha potuto partecipare alle primarie del 2013 in virtù del ritiro dell’ex sindaco Franco Ceccuzzi, che ha scelto questa via proprio dopo essere stato colpito da un medesimo atto». La strana coincidenza? «Valentini e Ceccuzzi, alla faccia del rinnovamento, sono accumunati dalla stessa sorte: se non si dimetterà spontaneamente, lo dimettano subito i consiglieri della sua maggioranza». Cosa che il Pd si è ben guardato di fare: gli slogan delle “mani pulite” sono solo un lontano ricordo.