Morte di Pier Paolo Pasolini: la procura di Roma archivia l’inchiesta

Caso lungamente riaperto. Caso adesso richiuso. Il gip di Roma ha archiviato l’inchiesta sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini, morto all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975. Il giudice delle indagini preliminari, Maria Agrimi, ha così accolto la richiesta sollecitata dalla Procura nel febbraio scorso. Non c’è stato nulla da fare. Il battage intellettual-pubblicitario che in questi anni ha disseminato di ipotesi sul come e sul perchè e persino sul quando della morte del divin Pierpaolo, non ha ottenuto alcuno degli esiti evocati. Anzi, ha parecchio stancato una opinione pubblica non più incline ad inseguire ombre e fantasmi sempre senza volto. Ed ha voglia di esternare la sua “amarezza” il legale di un cugino del poeta e scrittore, unica parte offesa nel procedimento archiviato, in “relazione alle motivazioni addotte dal giudice a sostegno dell’ordinanza di archiviazione”. Così come non ci pare abbia alcun senso parlare ancora una volta di occasione persa “per indagare sul vero movente di questo omicidio”. Se dopo tutto questo tempo nulla emerge, non si può continuare a pestare il nulla nel mortaio. Nessuna pista più o meno politica da esplorare ulteriormente, nessun giallo da risolvere, nessun complotto atlantico o nostrano da scoprire. E una verità semplice da registrare: il poeta corsaro col vizietto di caricare in macchina all’imbrunire ragazzi di vita delle borgate romane è andato incontro al suo cruento destino senza alcuna possibile dietrologia. Così ha deciso la procura di Roma che certo non è infallibile, ma che deve essersi arresa all’evidenza dei fatti: perchè nulla di nulla in questi anni, a fronte di inchieste, pseudo rivelazioni, memoriali e interviste è emerso per far si che si potesse dire e scrivere diversamente. Pier Paolo Pasolini è rimasto purtroppo vittima dei suoi stessi demoni. Della sregolatezza di una vita giocata sul filo dell’estremo. È ora che riposi in pace.