La Merkel: a scuola fate studiare il tedesco. Hollande obbedisce. E Renzi?

Più tedesco per tutti. Soprattutto per i francesi. Un risultato che manco se avessero vinto la seconda guerra mondiale i crucchi avrebbero mai ottenuto. Cosicché se ancora qualcuno nutrisse dubbi su chi comanda davvero in questo scalcagnato continente, eccolo accontentato: comanda la Merkel. Comanda Angela che, ricevendo Francoise Hollande a Berlino non solo ha messo in chiaro le cose sul versante debito greco et similia, ma ha pure ottenuto una importante (per lei) rassicurazione. “Il mio obiettivo è che ci siano più giovani che possano parlare il tedesco”: ha infatti esclamato il presidente francese, Francois Hollande, nel corso di una conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca evidentemente soddisfatta.

La Merkel vuole il tedesco

Insomma, pur di compiacere il capo della Ue, e proprio mentre gli insegnanti di Francia sono in sciopero contro la contestata riforma della scuola media Hollande rassicura il gigante germanico che la lingua di Goethe sarà sempre più studiata nel paese della Marianna. “Ci saranno più assunzioni di prof di tedesco”, ha addirittura assicurato ancora Hollande provocando un moto di teutonica soddisfazione nella Merkel che gli sedeva al fianco. Nei giorni scorsi in effetti, si erano moltiplicati i timori, incluso quelli della diplomazia di Berlino, che la riforma della scuola media voluta da Parigi mettesse a rischio l’apprendimento del tedesco. Dopodiché, ci vien da pensare, se l’ha fatto Hollande, a maggior ragione potrebbe farlo Matteo Renzi. Potrebbe anch’egli volare a Berlino e spiegare alla cancelliera di ferro che anche nella sua contestata riforma scolastica avrebbe per l’appunto previsto un notevole incremento di corsi di tedesco con tanto di nuovi professori assunti. Un modo per solleticare la benevolenza della Angela. La quale potrebbe persino accordargli di sforare qualche zero virgola di rapporto deficit-pil. E chissà che proprio grazie all’insegnamento del tedesco nelle nostre scuole non si possano liberare quelle risorse bloccate dai vincoli europei. Imposti dall’inflessibile cancelliera.