Mattarella in trincea: non bisogna «aver paura della verità storica»

“Un lungo minuto di silenzio nell’ora in cui, proprio un secolo fa, anche il nostro paese entrava nella guerra già in corso. Per non dimenticare la carneficina, e coltivare la lezione della pace. «I caduti, di ogni nazione e di ogni tempo – ammonisce il capo dello Stato – ci chiedono di agire, con le armi della politica e del negoziato, perché in ogniparte del mondo si affermi la pace». Ed è proprio questo il modo più alto per onorare, spiega con commozione Sergio Mattarella, «il tanto sangue versato su queste pendici martoriate. È questo il monito severo e accorato, che tutti avvertiamo qui, sul San Michele». E non bisogna «aver paura della verità storica», si legge su “La Repubblica”.

Mattarella replica implicitamente anche alle polemiche in Alto Adige

«Senza la verità, senza la ricerca storica, la memoria sarebbe destinata ad impallidire. E le celebrazioni rischierebbero di diventare un vano esercizio retorico». Esporre il tricolore, allora, vuoi dire mostrare «un simbolo di tutte le sofferenze e del desiderio di pace». Il che vale anche come risposta indiretta al polemico “sciopero del tricolore” indetto dal comune di Bolzano e Trento nel giorno dei ballottaggi.

Il Presidente ricorda che un Paese intero su coinvolto dalla guerra

Mattarella, rivolge un pensiero anche «agli anonimi fanti di trincea, talvolta semi-analfabeti, alle loro speranze e alle loro paure, si è messo in luce il contributo delle donne rimaste a casa, a vegliare sui figli, o andate in fabbrica o nei campi, a sostituire i mariti che si trovavano al fronte». E ci sono capitoli ancora da approfondire. Come le sofferenze delle popolazioni del Friuli e di parte del Veneto durante l’occupazione dopo Caporetto. Oppure quella che definisce «l’altra guerra», quella della minoranza italiana dell’imperoaustro-ungarico: 100 mila trentini e giuliani spediti a combattere contro i russi nelle lontane terre di Galizia.

“Rendiamo onore a chi ha dato la vita per la propria Patria”

Mattarella cita le parole di un altro letterato. Renato Serra, partito volontario e morto sul Podgora: «Non c’è bene che paghi la lagrima pianta invano, il lamento del ferito che è rimasto solo, il dolore del tormentato di in questo universo fatto di fango, di stenti e di morte, migliaia di soldati, dell’una e dell’altra parte, «sopportarono prove incredibili, compirono atti di grande valore e di coraggio e gesti di toccante solidarietà». A loro, conclude Mattarella, «rendiamo onore».