Marò, compleanno amaro per Latorre. Renzi ignorato persino dall’India…

Marò, un caso infinito. «Oggi è il compleanno di Massimiliano Latorre, un altro compleanno amaro, senza serenità, senza festeggiare… Auguri, Max!» Il pensiero rivolto al nostro fuciliere di Marina arriva dal Twitter di Elio Vito, deputato di Forza Italia. Un pensiero che rinnova rammarico e indignazione per una situazione irrisolta da tre, lunghissimi, interminabili, anni.

Marò, un caso irrisolto da tre anni

Anni in cui si sono alternati diversi governi di centrosinistra senza che nessuno dei loro premier, da Monti a Renzi, passando per Letta, sia riuscito a risolvere definitivamente la situazione di Latorre e Girone, i due Marò imprigionati da tre anni nelle maglie strette della burocrazia di New Delhi, funzionale alla non volontà politica del governo indiano di decidere qualunque cosa. A partire dal capo d’imputazione, fino alle giurisdizioni competenti: una confusione che ha alimentato uno stop and go continuo della vicenda, prodromico alla ciclica rimessa in discussione di un ruolo – ora da rivendicare, ora da rinnegare – della Nia, la polizia antiterrorismo, con tutte le evidenti conseguenze penali del caso arrivate a ipotizzare persino la pena capitale, ora evocata, ora scongiurata. Una questione irrisolta, quella dei Marò, che sembra insomma tornare ciclicamente all’inizio per poi continuare a girare a vuoto intorno ad arbitrati internazionali e prove di forza diplomatiche, con buona pace della possente mobilitazione di piazza che ha scandito e ribadito ad ogni iniziativa, ad ogni marcia, ad ogni sit in, ad ogni triste ricorrenza celebrata, l’indignazione di un Paese in attesa di una soluzione.

Crisi tra Italia e India?

Una soluzione per la quale l’India sembra procedere con tempi a dir poco inerziali, mentre nel frattempo le vite dei due militari italiani – e delle loro famiglie – restano congelate in attesa di un giudizio. Non è un mistero per nessuno, infatti, che tra le questioni irrisolte del primo anno di potere di Narendra Modi c’è quella dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati dell’omicidio di due pescatori e da oltre tre anni trattenuti in India. La disputa giudiziaria ha causato una profonda crisi nelle relazioni bilaterali con l’Italia, e anche con la stessa Unione Europea. «Evidentemente  – ha commentato a riguardo l’analista politico Subhash Agrawal, fondatore del think tank India Focus – i legami con l’Italia non sono considerati prioritari nell’agenda politica del premier. Non saprei quale altra spiegazione dare al suo totale silenzio sulla questione». Dopo la vittoria elettorale, si pensava che il «decisionista» Modi, forte di un solido consenso politico, avrebbe trovato una veloce via di uscita al «pasticcio giuridico» che si è creato sulla legittimità della polizia anti terrorismo Nia, incaricata di condurre le indagini. Invece, sembra che la questione si sia di nuovo impantanata nelle sabbie mobili di New Delhi. Non solo: secondo Agrawal «a poco sono servite anche le pressioni del’Italia sull’Unione Europea e sull’Onu. Modi ha mostrato un quasi totale disinteresse per Bruxelles – ha spiegato l’analista politico –  e ha privilegiato i legami con i tre Paesi che contano in Europa, ovvero Francia, Germania e Regno Unito». Non a caso, peraltro, nel suo primo tour europeo lo scorso aprile è andato a Parigi e poi Berlino, passando prima da Hannover. «Mi dispiace dirlo – ha poi concluso Agrawal ma per l’India, l’Unione Europea è solo un blocco commerciale e non una potenza geopolitica». D’altra parte, secondo il politologo, ci sono stati anche errori tattici e strategici da parte di Roma: «Invece della strada dell’arbitrato internazionale, che mi sembra molto complicata e poco fattibile – ha chiosato – potrebbe essere più utile costruire una rete di contatti diplomatici ed anche economici che possano favorire un dialogo distensivo e facilitare una soluzione che convenga ad entrambi i Paesi»… Intanto, tra proposte e rinvii, dall’India – e dal governo Renzi – tutto tace…