Marino, distrutto il centro che avrebbe dovuto accogliere 78 profughi

Vetri rotti, bagni devastati ed impianti elettrici divelti. Così si presentano i locali di uno dei centri di accoglienza del comune di Marino, alle porte di Roma, dopo la protesta andata in scena giovedì notte. Lo rende noto la Prefettura di Roma pubblicando anche alcune foto degli atti vandalici che hanno reso la struttura «non più utilizzabile». «La prefettura di Roma – si legge nel comunicato – intende stigmatizzare questi comportamenti improntati all’egoismo sociale, alla violenza, al razzismo, che rischiano di far ricadere sull’intera collettività locale un’immagine fortemente negativa. È evidente – sottolinea ancora Palazzo Valentini -, e non si può non far notare, che simili opposizioni violente denotano una mancanza di solidarietà non solo nei confronti degli stranieri in fuga da zone di guerra o di persecuzione, ma anche nei confronti di altre realtà locali che già si sono rese disponibili a progetti di accoglienza. La Prefettura porrà in essere ogni sforzo per perseguire, nei termini di legge, i responsabili di condotte penalmente rilevanti». In realtà non è così semplice: erano già diversi giorni che a Marino c’era grande tensione per l’annunciato arrivo di 78 profughi, di cui non si conoscevano né identità né età né provenienza. L’assegnazione dei profughi da collocare all’interno dei due immobili è avvenuta previo un bando del ministero degli Interni al quale ha risposto la cooperativa che aveva precedentemente affittato gli immobili dalla società Flavia Costruzioni, proprietaria delle palazzine.

Il comune di Marino aveva definito l’assegnazione illegittima

L’imposizione di questi profughi era stata ostacolata dalla stessa amministrazione comunale, tanto che il 21 maggio il vicesindaco De Santis scriveva al prefetto Franco Gabrielli: «Blocchi gli arrivi in città dei 78 rifugiati. Le due palazzine in zona 167 Paolina sono risultate non idonee. L’aggiudicazione da parte della coop RTI Tre Fontane è palesemente illegittima». Nella lettera, redatta nel corso di una riunione con tecnici, dirigenti e avvocati del comune, De Santis aveva rappresentato al prefetto tutte le ragioni per le quali le due palazzine rese disponibili dalla cooperativa RTI Tre Fontane – Senis Hospes, affittuaria degli immobili di proprietà della Flavia Costruzioni, non risultano idonee a ospitare i rifugiati. Il vicesindaco ha incontrato in queste ore varie delegazioni di residenti di località Paolina. Da due giorni i cittadini, sostenuti dalla presenza di rappresentanti dell’amministrazione continuano a presidiare pacificamente il condominio al civico 55 di via Carlo Colizza. La cosa preoccupante è che in molte parti d’Italia la popolazione si dimostra contraria a questo modo di gestire l’emergenza da parte del governo: come ha detto il capogruppo della Lega alla Camera, Fedriga, «la situazione è ormai allo sbando. L’abusivismo dilaga e i controlli non esistono, con Renzi e Alfano l’immigrazione è affidata all’anarchia». Fedriga si riferiva allo sgombero dell’ex centro islamico a Udine: «Su 33 sgomberati solo sei erano stati identificati. Per gli altri lo Stato non sapeva nemmeno della loro esistenza. Questo sarebbe il controllo e la tutela della sicurezza dei cittadini? Tra le decine di migliaia di clandestini che entrano su territorio nazionale senza che Renzi se ne accorga siamo sicuri che non ci siano anche persone vicine all’estremismo islamico?».