Mai più Genny ‘a carogna: legge bipartisan sulla violenza negli stadi

L’ordine e la sicurezza negli stadi a spese delle società sportive e un severo inasprimento delle attuali sanzioni nei confronti di coloro che violano le disposizioni di legge e della normale convivenza. Sono le due principali misure contenute nella proposta di legge, presentata mercoledì in Senato dai senatori Altero Matteoli (FI) e Stefano Esposito (Pd) che riguarda appunto la sicurezza negli stadi. I due parlamentari, uniti da una comune passione per la Juventus, vogliono restituire lo sport, in particolare il calcio, ai tifosi e alle famiglie senza che si corra il rischio, durante una competizione, di essere coinvolti in eventi violenti provocati da ultras che poco hanno a che fare con il vero tifo. «Non si può lasciare questo splendido spettacolo in mano ad autentici delinquenti», ha detto Matteoli. Al più presto verrà chiesto l’incardinato del ddl nelle commissioni competenti, assicurano, e si dicono pronti al confronto in Parlamento. Un provvedimento è necessario per colmare un vuoto, afferma Esposito. «Dai fatti di Genny ‘a carogna – sottolinea l’esponente Pd – non esiste iniziativa parlamentare per il calcio». Era la sera del 3 maggio 2014 allo Stadio Olimpico di Roma, gli fa eco Matteoli, «e tutti abbiamo visto un ultrà dare il via alla finale di Coppa Italia; in quel momento abbiamo deciso che era necessario rimettere mano alla normativa sugli stadi».

Matteoli ed Esposito gli autori del ddl sulla sicurezza negli stadi

Non si potrà entrare allo stadio in forma organizzata, secondo la proposta di legge Matteoli-Esposito, se non ci si costituisce in associazione. Le associazioni faranno capo alle società calcistiche che risponderanno in prima persona del comportamento dei loro associati. «Si apre in questo modo un capitolo di trasparenza», afferma Esposito. Il ddl, composto da 5 articoli, prevede anche un comportamento per il tifoso che, dal canto suo, avrà l’obbligo di mantenere, durante le trasferte, «un atteggiamento rispettoso e improntato al senso di civiltà negli stadi, sui mezzi pubblici e durante il percorso per accedere all’impianto sportivo». Niente alcool o oggetti che offendano gli avversari. No anche a slogan e striscioni violenti, omofobi, razzisti. Infine pene aumentate di due anni rispetto a quelle attuali per chi contravviene. Le lesioni a danno di pubblico ufficiale sono punite, anziché da quattro a dieci anni come prevede il Codice penale, da sei a dodici anni, e le lesioni gravissime fino a un massimo di 18 anni anni contro gli attuali sedici. Con questo ddl spiegano i promotori vengono di fatto superate la tessera del tifoso, il Daspo e le altre misure di contrasto alla violenza negli stadi fatte finora e che non hanno funzionato.