Londra, il Labour sotto shock cerca un leader. Ma per ora cadono solo teste

Tutto il mondo è paese. E come da noi il centrodestra é in affanno, nelle terre di Sua Maestà il Labour party é oramai allo psicodramma: fra teste che rotolano e ombre che si addensano. Il partito storico della sinistra inglese si e’ affidato a un primo dibattito pubblico nella contesa per la leadership dopo la batosta elettorale del 7 maggio, le dimissioni di Ed Miliband e l’improvviso ritiro dalla corsa, ieri, del favorito alla successione, Chuka Umunna, il cosiddetto Obama britannico. Ma stenta a riaversi dal colpo incassato quando tutti i sondaggi facevano sognare profumo di vittoria di fronte ai Conservatori del premier David Cameron. L’uscita di scena di Umunna è stata anzi uno shock ulteriore e gli stessi giornali londinesi esitano per ora a tentare una spiegazione precisa.

Labour sotto shock

In gara per il dopo-Miliband restano intanto in quattro, in attesa di altre possibili candidature, e la tenzone è già scattata con un confronto diretto – teso quanto poco coinvolgente – nella sede di un think tank. Le tappe della competizione sono fissate e destinate a chiudersi con l’incoronazione del vincitore (o vincitrice) a settembre. Fra i superstiti, i più accreditati sono ancora i notabili Andy Burnham e Yvette Cooper. Ma anche la blairiana Liz Kendall prova a farsi sentire in un’intervista al Guardian paventando che un’ulteriore sconfitta al prossimo voto possa segnare il declino definitivo per i Laburisti, il cui elettorato “sta invecchiando”. Potremmo “non vincere più” se non accetteremo la sfida del referendum sull’Ue, di un’apertura alla classe media e di un confronto col mondo del business sul tema della crescita, avverte Kendall con toni da ultima spiaggia. Il clima rimane comunque quello di una resa dei conti interna: ad annunciare le dimissioni di giornata e’ oggi, da Edimburgo, Jim Murphy, capo del partito nell’ex roccaforte scozzese, dove il Labour e’ stato umiliato il 7 maggio dagli indipendentisti dello Snp.

Si cerca un leader

Siamo stati sconfitti – dice adesso Murphy – da “due nazionalismi” contrapposti, quello dell’Snp in terra di Scozia e quello dei Tory in Inghilterra. Quanto alla resa improvvisa di Umunna, i compagni laburisti prendono per buona al momento la motivazione dell’interessato (che ha lamentato una pesante sovraesposizione per lui e la sua famiglia, inclusi appostamenti sotto casa della nonna centenaria della fidanzata). Ma per il Times “il mistero” permane, mentre si rincorrono voci e pettegolezzi di dubbia provenienza. Qualcuno fa balenare anche pressioni dei sindacati: interessati a vederlo fuori gioco – si lascia intendere – per favorire il loro beniamino Burnham, uomo della ‘sinistra interna’. In attesa di ipotetiche rivelazioni piu’ ‘piccanti’ dei domenicali, il conservatore Daily Telegraph sostiene da parte sua che ‘l’Obama inglese’ possa in effetti essere crollato di fronte a eccessive intrusioni “nella sua vita privata”. O aver temuto polemiche su imprecisate “operazioni fiscali” di suoi familiari.