L’Isis rivendica l’attentato di Dallas e annuncia future stragi

Non molla l’Isis, anzi, rilancia. E rivendicando l’attacco all’evento sulle vignette di Maometto a Dallas, promette altre attentati in futuro. «Vi diciamo America che quello che sta arrivando sarà più doloroso e più amaro, e vedrete come i soldati del califfato vi colpiranno». L’Isis ha rivendicato la sparatoria di domenica sera ad una mostra di vignette su Maometto in Texas: dopo il tweet di lunedì di un presunto combattente del gruppo terroristico, una dichiarazione audio è stata trasmessa dalla radio dell’Isis – Al Bayan – secondo cui “due soldati del califfato” hanno eseguito l’attacco.  L’Isis ha rivendicato la sparatoria di domenica sera ad una mostra di vignette su Maometto in Texas: dopo il tweet di ieri di un presunto combattente del gruppo terroristico, una dichiarazione audio era stata trasmessa dalla radio dell’Isis – Al Bayan – secondo cui “due soldati del califfato” hanno eseguito l’attacco. Ieri il tweet del presunto combattente affermava che l’attacco era stato eseguito da due sostenitori dell’Isis.

La mancata strage di Dallas

L’incubo terrorismo era tornato domenica sera negli Stati Uniti con un attacco a Garland, nei pressi di Dallas, in Texas, dove era in corso un evento con una mostra di vignette su Maometto e cui partecipava l’ultraconservatore olandese Geert Wilders, noto per le sue posizioni anti-Islam. I due assalitori sono morti sotto i colpi della Polizia intervenuta immediatamente. Si erano avvicinati all’edificio in auto poco prima della fine dell’evento e avevano aperto il fuoco usando fucili d’assalto. Lo scambio era durato pochi secondi, un agente di sicurezza era rimasto ferito ma senza conseguenze. I corpi erano rimasti per ore accanto al veicolo che si temeva contenesse esplosivi. Elton Simpson, cittadino americano di 30 anni dell’Arizona, residente a Phoenix, e Nadir Soofi, 34 anni, suo coinquilino, i due attentatori rimasti a terra senza vita. Simpson era una vecchia conoscenza dell’Fbi, precedentemente indagato per terrorismo ma lasciato andare per mancanza di prove. E il sospetto che ve ne siano tanti come lui, che si “perdono nella folla”, in queste ore non può che alimentare la paura. L’Fbi sta perquisendo l’appartamento di Phoenix dove i due vivevano nel tentativo di raccogliere maggiori elementi sull’attacco: gli investigatori hanno come priorità assoluta stabilire se i due abbiamo agito da soli oppure siano collegati a un gruppo terroristico.