L’Isis respinto a Palmira. Ma gli uomini del Califfo dilagano in Iraq

La città-oasi di Palmira con le sue antiche rovine è salva: l’esercito siriano è riuscito a respingere l’attacco dell’Isis ma in Iraq i jihadisti hanno preso il controllo di Ramadi, capoluogo della provincia di Al Anbar, a cento chilometri ad Ovest di Baghdad, come lo stesso Stato Islamico ha poi rivendicato. Secondo Al Jazira, i jihadisti hanno conquistato anche il comando provinciale delle forze armate.

 Isis, migliaia di scitii pronti ad intervenire

Domenica sera la televisione di Stato irachena ha riferito che il premier Haidar al Abadi ha ordinato alle truppe di non ritirarsi da Al Anbar, chiedendo allo stesso tempo alle milizie sciite, alleate dell’Iran, di tenersi pronte a intervenire al fianco delle forze lealiste, come già fatto nella riconquista di Tikrit, la città natale di Saddam Hussein, a Nord di Baghdad. Intanto migliaia di civili sono stati costretti dai combattimenti ad abbandonare le loro case e si sono messi in marcia verso la capitale. L’intervento dei volontari delle milizie sciite, chiesto dal Consiglio provinciale di Al Anbar, rischia tuttavia di infiammare ulteriormente le tensioni interconfessionali in questa che è una provincia a maggioranza sunnita, e dove clan tribali locali nei giorni scorsi avevano chiesto inutilmente al governo di Baghdad di essere armati per partecipare alla difesa di Ramadi. Proprio da una protesta di clan sunniti di Al Anbar, tra il 2013 e il 2014, nei confronti del governo centrale a direzione sciita aveva preso il via la spirale di violenza che ha portato l’Isis ad impadronirsi di gran parte del Nord e dell’Ovest del Paese, grazie all’appoggio di almeno parte della popolazione locale. Le milizie sciite, inoltre, sono accusate di avere commesso atrocità anche contro la popolazione civile sunnita nella riconquista di Tikrit.

A Palmira in quattro giorni di battaglia ci sono state 295 vittime

A Palmira, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), sono state 295 le vittime in quattro giorni di battaglia: 123 soldati e miliziani lealisti siriani, 115 jihadisti dell’Isis e 57 civili. I miliziani dell’Isis erano riusciti sabato a entrare in alcuni sobborghi settentrionali e orientali della città moderna, lontano comunque diversi chilometri dal sito archeologico, che si trova a Sud-Ovest. Ma l’esercito, presente in forze in questa località strategica lungo l’autostrada che taglia da Ovest ad Est il Paese, da Homs a Deyr az Zor, è riuscito a respingerli. Talal Barazi, governatore della provincia di Homs, di cui Palmira fa parte, ha detto che scaramucce sono  continuate ad Al Ameriyeh, a Nord-Est della città, ma che lo Stato islamico ha dovuto abbandonare le colline che sovrastano il centro. L’aviazione governativa ha continuato inoltre a bombardare le postazioni dell’Isis nei pressi del giacimento petrolifero di Al Hill, non lontano dalla città, che era stato conquistato dai jihadisti, oltre che le colonne dei miliziani islamici in ritirata verso la città di Al Sukhna, una trentina di chilometri a Est. Il responsabile del sito archeologico, Mamoun Abdulkarim, ha confermato che sono ora «al sicuro i templi del primo e secondo secolo e i famosi colonnati delle vie di Palmira che sono dei veri e propri tesori». Palmira, soprannominata “Sposa del deserto”,  per le sue rovine  rovine greco-romane è stata dichirata patrimonio dell’Unesco.

Ramadi capitola:  le vittime sono state 22

A Ramadi, invece, sono almeno 22, secondo la televisione panaraba Al Jazira, i soldati uccisi domenica, tra i quali 15 vittime di quattro autobomba guidate da attentatori suicidi. I combattimenti nel cuore della città sono in corso da venerdì, quando l’Isis si è impadronito del compound governativo. Domenica l’avanzata è proseguita nel quartiere meridionale di Malaab, dove è stato ucciso anche un generale che comandava la locale centrale di polizia. Mentre nuovi attacchi sono stati compiuti contro il comando delle forze armate della provincia, nella parte nord-orientale della città.