La Libia vuole tornare alla normalità: accorato appello del sindaco di Tripoli

La Libia vuole tornare alla normalità. Il sindaco di Tripoli, Mahdi al Harati, ha invitato tutte le parti libiche ad «appoggiare un’iniziativa per la formazione di una forza nazionale di mantenimento della pace seguendo i principi internazionali»: lo si annuncia in un comunicato della municipalità di Tripoli. Tale forza dovrebbe essere formata da tutte le città libiche e avere «per compito la tutela della sicurezza in tutto il paese iniziando dalla capitale Tripoli», sostiene il suo sindaco, liberatore della città durante la rivoluzione del 2011. Il sindaco propone inoltre «un’iniziativa per fare di Tripoli la capitale della pace e un punto di partenza per la rinuncia alle divergenze e per confermare l’identità e l’unità del territorio libico», si afferma ancora nella nota. Fra l’altro Harati esprime «il suo rifiuto categorico di qualsiasi ingerenza straniera negli affari interni libici» e invita «tutte le istituzioni governative e non-governative a cooperare per far fronte alla situazione umanitaria degli immigrati e fornire tutta l’assistenza perchè tornino alle loro case». Inoltre Mahdi al Harati, ha invitato tutti i consolati e ambasciate straniere a prendere tutte le misure necessarie per il ripristino delle loro attività normali. L’invito viene rivolto anche a compagnie aeree e catene alberghiere. A organizzazioni regionali internazionali e arabe, agenzie di stampa e a tv viene rivolto un invito a visitare Tripoli per ispezionarne la sicurezza e i servizi. Nella nota, emessa in parallelo a una sulla proposta di una forza nazionale di pace, Harati «tiene a calmare le comunità straniere in Libia a proposito della loro sicurezza», aspetto che è una priorità per la capitale libica.

Libia: il sindaco di Tripoli conferma la fedeltà alla rivoluzione anti-Gheddafi

Il sindaco, viene aggiunto, chiede agli apparati della sicurezza di cooperare con la municipalità per l’applicazione del piano di sicurezza già messo a punto. Nel chiedere la fine di qualsiasi campagna mediatica che incita alla violenza, il sindaco infine conferma «l’attaccamento ai principi della rivoluzione del 17 febbraio» (quella contro il colonnello Muammar Gheddafi). Intanto lunedì era fallita una ennesima conferenza di pace: si sarebbe dovuta svolgere infatti al Cairo una conferenza di capi tribali libici, organizzata dall’Egitto e senza l’egida dell’Onu, ma boicottata da alcune importanti tribù. La conferenza è stata subito sospesa per tre giorni a causa di ritardi nell’arrivo dei partecipanti dalle aree sud-occidentali. Lo segnalano media egiziani e libici. Erano arrivati nella capitale egiziana circa la metà dei 434 capi e rappresentanti di tribù invitati per discutere fra l’altro della formazione di un Consiglio supremo tribale e di una road map per uscire dalla crisi libica. La conferenza è stata boicottata con varie motivazioni, secondo un sito libico, dal Supremo consiglio delle tribù e delle città della Libia e, segnalano fonti filo-Tobruk, anche da altre organizzazioni tribali di aeree importanti come Warshefana e Zintan. Includendo la tribù dei Magharba (che ha annunciato il boicottaggio sui media) e i tuareg, le fonti vedono l’assenza del 60% delle tribù forti del Paese. Fatima Hamroush, una ex ministra della Salute, in dichiarazioni a un sito ha sottolineato di non voler partecipare perché la conferenza sta provando «a creare un nuovo Karzai per la Libia»…