Le sanzioni alla Russia? Un’assurdità targata Renzi. Lo dice anche Casini

Meno male che qualcuno nel governo Renzi inizia ad accorgersi di quanto ingiuste e controproducenti siano le sanzioni commerciali alla Russia di Vladimir Putin. Il centrodestra lo denunzia da tempo, così come le imprese, poiché le sanzioni colpiscono soprattutto gli esportatori, in particolare italiani, più che la Russia. «Pensiamo veramente che le grandi questioni geopolitiche del Mediterraneo e della Siria possiamo risolverle senza recuperare a pieno titolo una partnership internazionale con la Russia?», è infatti la domanda posta da Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, al convegno internazionale “L’Italia e le sanzioni – quando la geopolitica si scontra con i mercati. Quattro casi studio per gli interessi economici italiani: Eritrea, Iran, Russia e Sudan”, promosso dalla fondazione Fare Futuro, al ministero degli Affari esteri a Roma. Casini, nel suo intervento, si è soffermato sul tema delle sanzioni alla Russia e all’Iran e sulle conseguenze di esse: «Molti hanno pensato in Europa che la Russia sia ancora quella di Gorbaciov e Eltsin. È cambiata la musica e queste sanzioni sono state volute dagli americani e pagate dagli europei. In particolare, da tedeschi ed italiani. Ma al di là di questo, penso che una partnership tra Russia, Usa ed Europa sia fondamentale per regolare le questioni del pianeta ed inoltre non possiamo ritenere che parlare di adesione di Ucraina alla Nato sia una cosa che possa essere accettata dalla Russia come la più normale del mondo. Dobbiamo essere realisti». Meglio tardi che mai. Ma la verità è che l’Unione europea si è prostrata ai desiderata della Casa Bianca, che agisce solo in chiave anti-russa per i propri interessi. Casini vuole far cambiare opinione a Palazzo Chigi anche sull’Iran, Stato da anni considerato la fonte di tutti i mali, sempre su pressione americana: «Mi auguro vivamente che si arrivi alla conclusione del negoziato nucleare con l’Iran e che l’Iran venga rimesso a pieno titolo nella comunità internazionale come protagonista, se vogliamo cominciare a risolvere alcuni punti nodali: penso all’Afghanistan, alla Siria, al tema degli hezbollah», ha sottolineato ancora Casini, e ha aggiunto: «Penso che, in questo momento, la posizione americana di portare a buon fine il negoziato con l’Iran sia una decisione saggia».

Dopo la Russia, Casini difende anche l’Iran

Insomma, l’Europa e l’Italia si stanno accorgendo che non si possono prendere le parti di un solo contendente in un contrasto, poiché un’organizzazione sovranazionale come la Ue dovrebbe rimanere equidistante. Invece, nel caso tra Russia e Ucraina, è stata sposata completamente la linea di Kiev, senza preoccuparsi di capire da che parte stesse la ragione e il torto. L’Ucraina viene aiutata in tutti i modi, le sanzioni a Mosca sono state comminate a tempo di record, Kiev è stata cooptata a entrare nella Ue in tempi brevi, tempi a cui Bruxelles non ci ha davvero abituati. E la cosa strabiliante è che Mosca nonostante tutto vuole mantenere buoni i rapporti con l’Italia: il made in Italy infatto oggi viene garantito dai russi. È il paradosso che sta iniziando a colpire il meglio della produzione italiana in Russia, dove stanno nascendo gruppi locali di acquisto che poi forniscono le eccellenze del Belpaese ai grandi centri commerciali del Paese. Il fenomeno è stato segnalato nel corso di una conferenza stampa a Mosca di Gim-Unimpresa. «Il nostro Made in Italy è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica attuale. Oltre alle aziende che facevano affari senza una adeguata struttura commerciale in Russia, sono stati molto colpiti anche coloro che invece avevano da tempo costituito le loro basi organizzative nel Paese», ha spiegato il vice direttore Vittorio Torrembini, sottolineando la necessità di fare promozione e di sostenere le attività consortili tese alla apertura di gallerie e centri italiani nelle varie regioni russe. »Il fenomeno che sta lasciando spiazzati – osserva – è comunque la nascita di gruppi di acquisto russi che poi distribuiscono direttamente qui il made in Italy, offrendo la garanzia della qualità».