È l’Australia la “patria” dei nuovi schiavi. E 15000 di loro sono italiani

L’Australia? Altro che nuova Terra Promessa: è una sorta di lager di nuovi schiavi. E un articolo del Corriere della sera ne descrive l’identikit – hanno meno di 31 anni, spesso vantano una laurea nel cv, puntano a un visto temporaneo di “Vacanza lavoro” – e ne rilancia il dramma. Quello vissuto da moltissimi stranieri, compresi oltre 15.000 giovani italiani, emigrati nell’altro emisfero con la speranza di un alternativa alla crisi. Con l’illusione di un nuovo inizio. Sulla scia del falso mito della terra delle opportunità in cui realizzare un progetto che a casa si è stati cotretti a chiudere nel cassetto delle ambizioni da procrastinare. Eppure, contrariamente a speranze e illusioni, per tutti loro il sogno di un futuro in Australia ha rivelato – e da subito – i suoi risvolti da incubo. E che incubo.

L’Australia e i moderni schiavi

Attratti dal miraggio di fantomatiche opportunità professionali, o semplicemente in fuga da inferni locali o purgatori infiniti, il Paradiso perduto dell’Australia però riserva da subito inaspettate soprese: uno sfruttamento disumano che, oltre ad orari insostenibili e paghe miserevoli, implica quasi il rischio di venire ricattato, maltrattato fisicamente e psicologicamente e, in molti casi, persino abusato sessualmente. Il tutto per arrivare a lavorare nelle famose farm, le aziende agricole dell’entroterra, dove gli sventurati emigrati – tra i quali figurano come detto ben 15000 italiani – finiscono a raccogliere per non meno di tre, interminabili mesi, e per non meno di 11 ore al giorno, patate, cipolle, manghi, pomodori, uva. «L’ultima denuncia – riporta allora il Corriere – arriva da un programma televisivo australiano, Four Corners, durante il quale diversi ragazzi inglesi e asiatici hanno raccontato storie degradanti di molestie, abusi verbali e persino violenze sessuali».

I numeri della odierna tratta

Una moderna tratta degli schiavi che conta numeri inquietanti: secono i dati riferiti dall’articolo in questione forniti dal dipartimento per l’Immigrazione, al giugno dello scorso anno risultavano in Australia – o meglio nelle sue zone rurali –  ben 145.000 stranieri, (oltre 11000 dei quali nostri connazionali), dotati del Visto di “Vacanza lavoro”, rinnovabile dopo un anno. Ma a che prezzo… Mariangela Stagnitti, infatti, presidente del Comitato italiani all’estero di Brisbane – riporta il quotidiano – sostiene di aver raccolto «in un solo anno 250 segnalazioni fatte da giovani italiani sulle condizioni che avevano trovato nelle farm australiane. Alcune – sottolinea – erano terribili»… Roba da trasformare il lavoro in nero di casa nostra e le paghe irrisorie garantite con le raccolte dei pomodori agli immigrati arruolati nelle nostre campagne, quasi in un male minore. Questi moderni schiavi, infatti, oltre che maltrattati, fisicamente e psicologicamente, vengono ridotti al silenzio dal ricatto imposto dalla rinnovabilità del visto.

Il ricatto del Visto

«Alcuni datori di lavoro – spiega infatti l’articolo – pagano meno di quanto era stato pattuito e, se qualcuno protesta, minacciano di non firmare il documento per il rinnovo del visto. Altri, invece, fanno bonifici regolari per sembrare in regola, ma poi obbligano i ragazzi a restituire i soldi in contanti. E poi ci sono i giovani che accettano, semplicemente, di pagare in cambio di una firma sul documento». A fronte di questo incredibile sommerso, il governo dello stato di Victoria ha annunciato un’inchiesta accurata sulle condizioni di vita e di lavoro nelle farm, e nel frattempo, il Dipartimento per l’Immigrazione ha stabilito che il sistema del volontariato nelle aziende agricole in cambio di vitto e alloggio (WWOOFing) non darà più l’opportunità di fare domanda per il secondo anno di visto “Vacanza lavoro”. Anche perché, di lavoro questo sfruttamento ha ben poco. E di vacanza, ancora meno…