L’Antitrust “assolve” Mediaset: nessun rilievo sul dossier Ei Towers-Ray Way

L’Antitrust assolve Mediaset e chiude il dossier sull’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio fra Ei Towers, azienda del gruppo del Biscione proprietaria delle 1.700 torri di trasmissione del segnale televisivo, e Rai Way, società di scopo della Rai che ha la stessa mission di Ei Towers ma per l’azienda pubblica.
L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha fatto sapere di aver deliberato che «non vi è luogo a provvedere» «considerato che la società Ei Towers ha comunicato, in data 20 aprile 2015, il formale ritiro della comunicazione dell’operazione di concentrazione» e che, quindi, «sono venuti meno i presupposti per la sua valutazione».
Resta, tuttavia, in piedi il progetto industriale di unire le due Tower company, progetto finito, ovviamente – trattandosi di una società di Silvio Berlusconi – nelle mire della Procura di Milano che ha accusato i manager del Gruppo Mediaset di aggiotaggio sulla base di un teorema davvero difficile da dimostrare: i pm di Milano sostengono e ipotizzano che, in realtà, l’operazione non era quella di creare un grande gruppo in grado di mantenere in mani italiane le infrastrutture di trasmissione ottimizzando i costi e, magari, guardando anche al mercato della banda larga ma, invece, quello di disturbare il mercato con voci che portassero le azioni al rialzo.
Le azioni delle due aziende hanno subito, ovviamente, importanti rialzi ma, da qui a sostenere che questo era il vero obiettivo dell’Opas ce ne corre. Ed è tutto da dimostrare. Un’impresa non facile neanche per la magistratura di Milano.
I magistrati imputano al Cda di Ei Towers di non aver informato il mercato sui vincoli che vi sarebbero stati in capo alla Rai nel disporre del suo 65 per cento di Rai Way.
La replica dell’Ad di Ei Towers Guido Barbieri è secca e lascia ben poco spazio alla fantasia dei pm: nessuna legge impediva alla Rai di vendere la sua quota, ha detto Barbieri, ricordando che il vincolo a non cedere il 51 per cento era contenuto solo in un Decreto del Presidente del Consiglio, quello sulle modalità di quotazione di Rai Way, e non in un atto legislativo.
E’ vero che la scalata, a questo punto solo rimandata, è costata anche in termini economici a Ei Towers – 1,5 milioni di euro di spese non ricorrenti: 100 mila euro sono costi di lay-off, 200 mila sono spese per acquisizioni di piccola e media taglia e la restante parte sono i costi sopportati per mettere a punto la fallita scalata a Rai Way – ma è altrettanto vero che tutti gli analisti scommettono e concordano sul fatto che questo matrimonio si farà, magari più in là, magari dopo l’estate. Ma è un matrimonio, sono convinti tutti, assolutamente inevitabile e conveniente per entrambe le due aziende.
Nell’attesa, mentre dalle parti di Mediaset si valuta con una certa soddisfazione l’ultimo trimestre chiuso in crescita da Ei Towers, la società delle torri continua la sua politica di acquisizione. Esattamente come la controparte Ray Way che, su richiesta della Consob, ha fatto sapere che sta valutando «eventuali operazioni di acquisizione».
Insomma c’è fermento e interesse e non sarà certo l’ennesima inchiesta della Procura di Milano sulle aziende di Berlusconi a fermare un’operazione che gli addetti ai lavori giudicano necessaria, auspicabile e fondamentale in un mercato globalizzato qual’è quello di oggi.
Certo, ci vorrà più tempo. E si valutano anche ipotesi alternative momentanee rispetto al progetto iniziale e nell’attesa che il mondo politico, lento e impantanato nella sua burocrazia, ingessato dai suoi preconcetti ideologici, sappia comprendere la portata industriale di un eventuale accordo e magari dare il via libera.
Nell’immediato si pensa di ridurre i costi aziendali puntando a un’ottimizzazione delle infrastrutture, per esempio attraverso il cosiddetto co-sharing, cioè il modello già adottato dalle aziende Tlc come Telecom e Vodafone che tendono ad utilizzare la stessa antenna per i propri ripetitori tagliando, di conseguenza, i costi.
Ma certo l’obiettivo a medio termine è quello di stringere accordi ben più importanti e solidi fra le due aziende che detengono il maggior numero di torri di trasmissione del segnale televisivo in Italia. Piaccia o no ai magistrati milanesi.