La Ue dice no alla “reverse charge”, si apre un’altra voragine per Renzi

Un’altra mazzata per il governo, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sui rimborsi delle pensioni tagliate. Stavolta è una decisione della Commissione Ue a mettere a rischio i conti italiani. Bruxelles ha comunicato che si oppone alla richiesta italiana di deroga per estendere la “reverse charge” dell’Iva alla grande distribuzione, perché non è in linea con l’articolo 395 della direttiva sull’Iva. Lo comunica la stessa Commissione Ue, spiegando che lo “split payment” è ancora sotto esame. La misura vale 730 milioni circa nel bilancio italiano. «Per la Commissione non ci sono prove sufficienti che la misura richiesta contribuirebbe a contrastare le frodi. La Commissione ritiene anzi che questa misura implicherebbe seri rischi di frode a scapito del settore delle vendite al dettaglio e a scapito di altri Stati membri. Ed è inoltre dell’opinione che tale misura implicherebbe elevati rischi di spostamento delle frodi al settore del commercio al dettaglio e ad altri Stati», ha detto Vanessa Mock, portavoce del commissario alla fiscalità Pierre Moscovici. Bruxelles, si legge nella comunicazione inviata al Consiglio, “ha sempre avuto un approccio cauto, per assicurare che le deroghe non vadano a minare l’operatività del sistema Iva generale, che siano limitate, necessarie e proporzionate. Ogni deroga al sistema del pagamento frazionato non può quindi essere che una misura d’emergenza e “ultima ratio” in casi provati di frodi, e deve offrire le garanzie sulla necessità ed eccezionalità della deroga, la durata della misura e la natura dei prodotti. La procedura di “reverse charge” non deve essere usata sistematicamente per mascherare la sorveglianza inadeguata delle autorità fiscali di uno Stato».

Il Tesoro nega gli aumenti

Dal Tesoro la notizia non è appresa come un “fulmine a ciel sereno», anzi, si ostenta ottimismo: “Non scatterà l’aumento delle accise sui carburanti, previsto come clausola di salvaguardia a partire dal 30 giugno, per coprire il no europeo alla reverse charge Iva”, fanno sapere da via XX Settembre. “La decisione della commissione europea era una delle possibilità – spiegano le stesse fonti – e il Ministero dell’Economia ha monitorato le decisioni della Comunità”. In pratica la scelta dell’Ue non avrebbe preso di sorpresa il Tesoro che quindi ha circa un mese di tempo per disinnescare la clausola di salvaguarda che prevede di aumentare le aliquote della accise sulla benzina e sul gasolio usato come carburante ”con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli da adottare entro il 30 giugno 2015”. Dove prenderà i 700 milioni?

Che cos’è la Reverse Charge

L’inversione contabile, o reverse charge è un particolare meccanismo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, per effetto del quale il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, se soggetto passivo nel territorio dello Stato, è tenuto all’assolvimento dell’imposta in luogo del cedente o prestatore. Quest’ultimo soggetto emette fattura senza addebitare l’imposta ed indica la norma che prevede l’applicazione del regime del reverse charge (articolo 17 comma 5 del Dpr 633/1972). Il destinatario della cessione di beni o della prestazione del servizio deve integrare la fattura ricevuta con l’indicazione dell’aliquota propria della operazione messa in essere dal cedente o prestatore del servizio, della relativa imposta e inoltre deve registrare il documento sia nel registro delle fatture emesse o dei corrispettivi, che nel registro degli acquisti a tal punto da rendere neutrale l’effetto dell’imposta. L’inversione contabile è uno strumento utile per l’Erario e tale meccanismo prevede che il cedente/prestatore riceva dal cliente l’importo del bene ceduto o della prestazione eseguita, con la conseguenza che non si determina in capo ad esso l’obbligo di versare l’Iva dell’operazione eseguita.