Jobs Act, in aprile aumento dei contratti. Ma non è nuova occupazione

È tempo di primi bilanci per il cosiddetto Jobs Act, cioè la controversa riforma del mercato del lavoro fortemente voluta dal premier Matteo Renzi. Secondo dati diffusi dal ministero del Lavoro, ad aprile le attivazioni nel complesso di nuovi contratti di lavoro sono state 756.926, circa 210.000 in più rispetto alle 546.382 cessazioni registrate nel periodo. Il dato è in linea con quello registrato ad aprile 2014 (+203.000) ma con un saldo migliore per i contratti a tempo indeterminato che lievitano di 48.000 unità (prima erano -6.000).

I nuovi contratti sono cresciuti di 203mila unità

L’andamento dei contratti a tempo indeterminato tiene conto sia degli sgravi contributivi previsti per le aziende che, per tutto il 2015, assumono con questa tipologia sia dell’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti, avvenuta il 7 marzo scorso. Aprile, dunque,  è il primo mese completo nel quale i nuovi assunti hanno le nuove regole sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato aumentano del 52 per cento rispetto a quelle fatte ad aprile 2014 e rappresentano il 22,7 per cento delle assunzioni del mese (erano il 15,7 per cento ad aprile 2014). Le cessazioni di contratti a tempo indeterminato ad aprile 2015 sono il 22,5 per cento del totale (il 23,1 per cento ad aprile 2014). Quest’anno rispetto ad aprile 2014 rimangono sostanzialmente stabili i nuovi contratti a tempo determinato (475.273 contro 476.053) mentre diminuiscono le attivazioni di contratti di apprendistato (18.443 contro 24.335 con un -24,2 per cento) e quelle delle collaborazioni (38.632 contro 47.946 con un -19,4 per cento). Nel mese le trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato sono state 35.883 contro le 19.144 dello stesso periodo del 2014 (+87 per cento). I dati non tengono conto del lavoro domestico e del lavoro pubblico nè del lavoro in somministrazione.

Ma molto spesso si tratta di regolarizzazione di vecchie assunzioni

È tuttavia impensabile di ricavare dall’analisi del solo mese di aprile conclusioni definitive circa una disincaglio del nostro mercato del lavoro, sprofondato dalla crisi su fondali profondissimi. Anche perché occorre tener presente che dietro i numeri ci sono persone ed aziende e molte di queste nuove assunzioni altro non sono, in realtà, che regolarizzazione di preesistenti rapporti di lavoro. Insomma, se non è un pesce d’aprile poco ci manca.