Isis, uccisione del leader jihadista Abu Sayyaf: la Casa Bianca rivendica il raid

Isis, duro colpo alle milizie jihadiste: il loro leader, Abu Sayyaf, responsabile per gli affari collegati al petrolio, è stato ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con le forze speciali americane nella Siria orientale. Lo ha riferito la Cnn: e ora le informazioni si arricchiscono di conferme e aggiornamenti dettagliati.

Isis, ucciso Abu Sayyaf

In base a quanto fin qui trapelato e riportato dall’emittente Usa, allora, la moglie dell’uomo, Umm Sayyaf, sarebbe stata catturata e trasferita in Iraq per essere interrogata. Tutti i soldati americani impegnati nel blitz sono rimasti illesi, mentre una decina di jihadisti sono stati uccisi nel conflitto a fuoco che si è verificato all’interno di un edificio residenziale. E a stretto giro dall’annuncio della Cnn è arrivata anche la comunicazione ufficiale del capo del Pentagono, Ash Carter, che ha confermato in una nota l’uccisione di Abu Sayaf, uno dei massimi responsabili dell’Isis, e la cattura di sua moglie, nel corso di un raid ad al-Amr.

La rivendicazione Usa

Gli americani, come reso noto dalla Casa Bianca, hanno immediatamente rivendicato il raid delle forze speciali Usa in Siria in cui è rimasto ucciso Abu Sayyaf; in cui è stata catturata sua moglie, e grazie al quale è stata liberata anche una donna yazida tenuta come schiava dalla coppia, commentando come – attraverso le parole del capo del Pentagono Ash Carter – questo nuovo successo militare «rappresenti un altro duro colpo all’Isis e la conferma che gli Stati Uniti non smetteranno mai di colpire i terroristi che minacciano i cittadini americani e i nostri alleati». L’ok all’azione statunitense nell’est della Siria in cui è stato ucciso il leader jihadista – rivelano infine fonti presidenziali – è arrivato dopo l’unanime consenso del team per la sicurezza nazionale del presidente e col consenso di Baghdad. «Gli Stati Uniti  – fanno sapere infatti da Washington – continueranno al fianco degli alleati iracheni nello sforzo volto a indebolire, e infine distruggere, l’Isis».