Indagata l’assessore “rossa”: fece sposare un moribondo con un’ucraina

Indagata l’assessore al Welfare del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli, che ha ricevuto un avviso di fine indagine per aver celebrato all’ospedale un matrimonio civile in punto di morte di uno dei due coniugi. Risponderebbe di falso ideologico per aver firmato il 22 luglio 2013 l’atto di nozze, pur sapendo – nell’ipotesi d’accusa – che l’uomo di 71 anni, che stava unendo con una donna ucraina di vent’anni di meno, non era più in grado di intendere e di volere. L’uomo sarebbe morto poco dopo, lo stesso giorno.

Bologna, il Pm: circonvenzione d’incapace

L’inchiesta del Pm Simone Purgato, che accusa anche altre persone, tra cui la stessa ucraina e i testimoni delle nozze, è partita da una denuncia dell’ottobre 2013 dell’ex moglie del 71enne, anche lei vigilessa in pensione. Poi c’è stata una seconda denuncia, presentata dal figlio, assistito dall’avvocato Antonella Rimondi. I familiari del pensionato ipotizzano che quanto avvenuto a Bologna contenga gli estremi di circonvenzione: secondo loro l’uomo, che viveva con l’ucraina da qualche anno, non aveva intenzione di sposarla. Ma ad aprile 2013 il pensionato si ammalò gravemente e negli ultimi giorni di vita la nuova compagna sarebbe riuscita ad ottenere prima un testamento davanti ad un notaio, il 16 luglio, con cui veniva nominata erede universale; poi il 22, all’ospedale Malpighi, davanti ai testimoni, all’assessore e al segretario generale del Comune, che non risulta indagato, si unì in matrimonio. Una consulenza psichiatrica disposta dalla Procura ha concluso per una deficienza psichica dell’anziano, nel momento in cui sono state sottoscritti il testamento e le nozze. I familiari vogliono giustizia, «per mio figlio e per la mia nipotina – ha detto l’ex moglie – Un mese dopo la morte la donna viveva già con un altro uomo, un vigile della provincia. Tutti l’hanno protetta».

Chi è Amelia Frascaroli, l’assessore “rossa”

Amelia Frascaroli è tristemente nota alle cronache di Bologna per la cattiva gestione dei campi rom e delle case popolari, lasciate in stato di degrado, con interi quartieri simili a favelas, teatro di morti drammatiche di bimbi in tenera età, fra sporcizia e carenza dei più elementari principi igienici. Tanto che fece scalpore il ritrovamento di un feto di sei mesi trovato abbandonato un anno fa in uno straccio. Una vicenda al limite della decenza. Quel campo a Bologna avrebbe dovute essere sgomberato, quando l’assessore  Frascaroli, ex-Pd, – un passato oscillante fra i Gesuiti e il Collettivo “Il Manifesto” – poi folgorata sulla via di Damasco da Vendola, aveva invece assicurato: nessun intervento ad hoc, non sono presenti minori.