Il saluto romano all’asilo? Il sindaco accusa “Repubblica”: è una bufala

La storia del bimbo di quattro anni che, spinto dal fanatismo dei genitori, fa il saluto romano in un asilo di Cantù? «Una clamorosa bufala». A dirlo, dopo aver fatto tutte le verifiche necessarie, è il sindaco Claudio Bizzozero, che ora annuncia querele.

Saluto romano, le verifiche del sindaco di Cantù

«Dopo che Repubblica ha pubblicato questa bufala ho fatto sentire tutti gli istituti e le scuole materne. E le dico che quel bambino di sicuro non frequenta una scuola di Cantù», ha spiegato Bizzozero a Francesco Borgonovo di Libero. Anche al provveditorato non ne sapevano nulla. «Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni simili. È strano, un dirigente scolastico di un qualsiasi nostro istituto comprensivo, a fronte di una storia del genere, quanto meno si sarebbe preoccupato di avvertire», ha spiegato una dirigente, stavolta a La Provincia di Como, giornale che subito ha dato conto della sorpresa prima e dell’indignazione poi del sindaco Bizzozero.

La replica del giornalista di Repubblica

Dal canto suo, il giornalista di Repubblica che ha fatto lo “scoop” ha continuato a difendere il suo lavoro, parlando di «notizia straverificata». Si è rifiutato, però, di rivelare di quale asilo si tratti «per tutelare – ha sostenuto – la scuola, la fonte e i protagonisti». E a sua volta ha minacciato querele. Bisogna fidarsi di Berizzi, insomma, e valutare come attendibile la sua versione, anche se, dai controlli fatti dal sindaco e dai media locali e dalle notizie del provveditorato, a Cantù della storia del “baby balilla” nessuno sa nulla.

Una storia dalla genesi “incerta”

Anche se, come ricostruito da Christian Galimberti della Provincia di Como, la genesi della vicenda appare, come dire, piuttosto incerta. Tutto sarebbe nato, infatti, da un racconto che una non meglio identificata maestra avrebbe fatto a Berizzi venerdì, quando era a Como per la presentazione del suo libro Bande Nere. Come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti, volume che – come ricordato ancora da Libero – nella sua prima versione fece passare un brutto quarto d’ora all’editore, che poi fu costretto a ritirarlo e ristamparlo: Berizzi riportava una foto di Ignazio La Russa con una persona indicata come ‘ndranghetista, peccato che si trattasse in realtà di un carabiniere.

Tutto fa brodo per le “trame nere”

Con Berizzi, all’incontro con la misteriosa maestra, c’era anche Barbara Rizzi di Ecoinformazione, che moderava l’incontro e che al cronista de La Provincia ha detto di non sapere di quale scuola e di quale paese fosse la donna. «Detta così potrebbe anche sembrare una bufala? Può darsi, io non lo so», ha commentato la giornalista. Si dirà: cosa cambia se era Cantù o un altro paese? Cambia nell’economia complessiva del ragionamento di Berizzi e di Repubblica, perché il pezzo si concludeva con una digressione sul fatto che «da due anni la cittadina in provincia di Como ospita il Festival Boreal, un raduno di ispirazione neonazista organizzato da Forza Nuova», che si svolge con «l’autorizzazione – sorprendente – del sindaco Claudio Bizzozero». La vecchia storia della “trama nera”, dunque, in cui dal «discutibile sillogismo festival Boreal a Cantù = saluto romano alla scuola materna», per dirla con le pargole di Bizzozero, alla trasformazione di un carabiniere in ‘ndranghetista, tutto fa brodo per allarmare e sollecitare le autentiche coscienze democratiche.