Con i tweet in latino il Vaticano conquista anche “seguaci” atei

Il latino? È più vivo che mai. Lo sostiene monsignor Daniel B. Gallagher, latinista della Segreteria di Stato vaticana che cura l’account twitter (@Pontifex_In) del Papa scrivendo appunto in latino. Gallagher – che si è anche cimentato con la traduzione in latino del best seller per ragazzi Il diario di una schiappa di J.Kinney – racconta ad Avvenire chi sono i lettori dei tweet in latino del Papa: latinisti, insegnanti, studenti, persone insomma che “usano i tweet per esercitarsi, per trovare agganci all’attualità”. Un’operazione “didattica” dunque, tesa a sostenere il risveglio del latino, iniziata con Benedetto XVI e proseguita con papa Francesco “che apprezza il nostro lavoro e ci sostiene sempre”.

Gli studenti italiani non amano il latino perché viene insegnato male

Monsignor Gallagher sottolinea che molti giovani, nelle università di tutto il mondo, subiscono il fascino del latino, e racconta di avere ricevuto ringraziamenti per quello che sta facendo anche da parte di insegnanti atei ma interessati a mantenere la vivacità del latino che “ci fa sentire le nostre radici cristiane e classiche”. Forse sono proprio gli studenti italiani i più ostili al latino. Il motivo? “A scuola – dice il latinista del Vaticano – continua a essere insegnato in maniera troppo analitica. Anche io ho odiato il latino dal primo anno di studio. Invece si può imparare ad amare il latino in modo più naturale fuori dalle gabbie delle declinazioni e delle coniugazioni. Non è una lingua parlata ma lo è stata per secoli. Non era per i più bravi ma era la lingua di tutti. Una lingua modernissima, perché ha attraversato la storia adattandosi a situazioni ed epoche diverse”. Si potrebbe provare, a suo avviso, il metodo del danese Hans Henning Orberg: insegnare agli studenti il latino come se si trovassero catapultati in una città abitata solo da antichi romani.