I giornalisti liberi? Sono solo quelli di sinistra. Così dice Pietro Grasso…

Contrordine compagni: in Italia non manca la libertà di stampa, mancano giornalisti liberi. A sostenerlo è stato il presidente del Senato Pietro Grasso, intervenendo alla presentazione del premio di giornalismo d’inchiesta “Giustizia e verità – Franco Giusolisi”.

Le parole di Grasso

«Parafrasando Longanesi potremmo dire che non è la libertà di stampa che manca in Italia, pur con i problemi che sappiamo: mancano i giornalisti liberi», ha detto Grasso, aggiungendo che però «quelli che ci sono, e non sono pochi, illuminano una professione fondamentale se vogliamo nutrire ancora la speranza di migliorare il nostro Paese». Grasso quindi ha ricordato i rischi corsi dai «giornalisti veri» in Italia, dove ci sono «regioni in cui chi cerca di descrivere la realtà senza veli rischia la vita», e ha espresso la sua vicinanza a Sandro Ruotolo, di recente finito sotto scorta per le minacce ricevute dal boss Zagaria. «Il lavoro del giornalista, quando non è asservito al potere o al potente di turno, è un lavoro prezioso per la democrazia, per l’opinione pubblica, per i cittadini», ha aggiunto Grasso, portando l’esempio positivo di Franco Giustolisi.

L’Italia piombata al 73esimo posto nella classifica di Rsf

Ma nelle affermazioni di Grasso c’è qualcosa che non torna. Il primo fatto è che nella annuale classifica di Reporter senza frontiere, presentata un paio di mesi fa, siamo piombati al 73esimo posto fra i 180 Paesi di cui è monitorata la libertà d’espressione. Come mai ieri, quando al governo c’era il centrodestra, Rsf illuminava un dramma dell’Italia, Adriano Celentano ne fece un cavallo di battaglia e oggi quello che dice non conta nulla? Eppure, da allora abbiamo vissuto un tracollo: eravamo 50esimi, ci ritroviamo 23 posizioni più in basso.

Liberi anche dal conformismo?

Il secondo fatto è che bisogna intendersi su cosa significhi liberi: oltre che dal potere o dalla paura della criminalità, significa anche liberi dal conformismo e dalla dittatura del politicamente corretto? Come interpretare il fatto che in questo momento il potere politico, di cui anche Grasso è espressione, faccia continui richiami sul lessico? Campione – anzi, come vuole lei, campionessa – di questo “sport” è la presidente(ssa) della Camera Laura Boldrini. Dalle questioni di genere a quelle dell’immigrazione (dove migranti non basta più, perché ormai chiunque arriva è un “rifugiato”, indipendentemente dal fatto che lo sia davvero), non c’è questione ideologicamente sensibile sulla quale questa maggioranza non stia cercando di modificare il vocabolario con modi che spesso sembrano più simili a intimazioni che a sollecitazioni. I giornalisti che la assecondano, secondo il ragionamento di Grasso, sono liberi o asserviti?

L’esempio Ruotolo

Infine l’esempio di Sandro Ruotolo. Al giornalista va la più convinta solidarietà per le minacce ricevute, ma può essere davvero portato ad esempio di un giornalismo libero, dopo la candidatura – benché fallimentare – a governatore del Lazio con la lista di Ingoria, un altro che dovrebbe appartenere a una categoria di liberi che invece troppo spesso si dimostrano asserviti all’ideologia?