È un grande direttore d’orchestra ma è di destra. E i Berliner vanno in tilt

Incrociamo le dita e speriamo non succeda. Lunedì prossimo i Berliner Philharmoniker eleggeranno il loro nuovo direttore. E lì, non sia mai, potrebbe accadere il fattaccio. Potrebbe infatti spuntarla Christian Thielemann, cinquantaseienne direttore d’orchestra che, sul Corriere della Sera, s’è meritato una bella paginata di dubbi e di sospetti. Che non riguardano la sua capacità di tenere in mano la bacchetta e neppure il talento riconosciuto “eccelso”, ma – ecco il nocciolo – le sue idee politiche. Perché Thieleman pare abbia simpatie per la destra. Non per la democratica Merkel o per i democraticissimi dell’Spd, ma per la destra-destra. Simpatie che il suddetto avrebbe espresso liberamente in alcuni editoriali riguardo al movimento anti-immigrati Pegida che proprio a Dresda, ove egli dirige la Staatskapelle, ha la sua roccaforte di consensi. Per questo è divenuto ingombrante. Talmente ingombrante, scrive Paolo Valentino sul quotidiano di via Solferino,  da sembrare un “elefante parcheggiato a Berlino”. E da meritare perciò la “sentenza” del progressista e liberal e multiculturale Berliner Zeitung che ha definito la sua eventuale elezione “non politicamente sostenibile”. Perché non c’è niente da fare: puoi essere bravo, talentuoso, praticamente un genio della musica o di qualsivoglia arte, ma non puoi proprio avere quelle simpatie. E (altra accusa) rivolgerti al popolo tedesco, come Thielemann ha fatto, usando la parola “Volk”: termine tanto legato a quell’Adolf che i Crucchi hanno così faticosamente rimosso dalle loro coscienze. Certo è che questo signore c’ha messo del suo: non è che si può eccellere su Wagner, Strauss e Beethoven e pensare pure di passarla liscia. Senza neppure cercare di interpretare uno straccio d’autore contemporaneo, senza qualche pubblica abiura che produca il sostegno dell’intellighenzia e del perbenismo liberal: ma come ha potuto pensare di scavalcare indenne tale montagna di pregiudizi? E che diamine: un po’ di decenza, caro Christian Thielemann. Il compositore dev’essere democratico e politicamente corretto. Altrimenti sono guai. Altrimenti meglio emigrare. Nel qual caso consiglieremmo l’Italia. Che qui, se vuole, può diventare un eroe. E sempre interpretando l’amato Wagner. Basterebbe un piccolo accorgimento lessicale: basterebbe togliere una “i”. E dirigere, magari per il Maggio fiorentino, il primo trionfo del geniale compositore tedesco: R(i)enzi, l’ultimo dei tribuni. Hai visto mai che, in faccia ad Angela Merkel, Thieleman diventasse il fiore all’occhiello di Matteuccio nostro?