La Generazione Erasmus contro questa Europa senza anima e identità

Alessandro Campi su “Il Mattino” porova  spiegare il perchè di un voto euroscettico dietro l’altro: “Nell’Europa odierna, non a caso, sono molti i leader politici, conservatori o progressisti, che denunciano la “democrazia dei partiti” e si ergono a difensori del cittadino comune. Ma si può fermare quest’onda limitandosi alla denuncia del «pericolo populista»? Non c’è forse bisogno, come ha sostenuto ieri Matteo Renzi, di una svolta radicale nel modo attuale di concepire l’integrazione europea? L’altro punto che merita di essere sottolineato è quello relativo ai gruppi sociali che più facilmente si riconoscono nei nuovi partiti anti-sistema o in quelli più apertamente polemici nei confronti dell’Europa”.

I giovani in prima linea contro l’Europa di Bruxelles

E contro questa Europa sono soprattutto i più giovani, “attivisti e votanti – sono l’anima di movimenti come Syriza, Podemos o i 5 Stelle. In Polonia il 64% dell’elettorato giovanile ha votato Andrzej Duda. Giovani sono i seguaci di Salvini. L’impressione è che in Europa sia in corso da qualche tempo una forma di rivolta-protesta delle nuove generazioni che da un lato porta queste ultime al rifiuto di tutto ciò che appare politica in senso tradizionale, dall’altro le spinge a sostenere soprattutto i partiti che contestano il sistema o che esprimono posizioni radicali”.

Senza più punti di riferimento. Il rischio è un ingenuo moralismo

“I giovani vivono una condizione di precarietà che non è solo materiale, ma anche esistenziale, scontano relazioni affettive che a loro volta sono spesso all’insegna della fragilità (a partire da quelle esperite all’interno del nucleo familiare). Sono altresì portatori di una cultura globale di massa, basata sulla mescolanza e la contaminazione, di consumo facile e immediato, che ha sempre meno punti di contatto e scambio con quella dei loro genitori. Scontano processi formativi e di apprendimento diversi da quelli delle passate generazioni (i global media hanno soppiantato la scuola). Stiamo parlando, a ben vedere, della cosiddetta «generazione Erasmus», che per un curioso paradosso della storia sembra essere quella che meno crede nell’Europa politica costruita dai loro padri”, conclude Campi.