Smonta le ganasce dal Suv in sosta: così Verdini jr s’è messo nei guai

Se la sarebbe potuta cavare con una multa. Ma ora per la questione del furto aggravato dalla violenza sulle cose rischia una condanna penale Tommaso Verdini (nella combo la foto tratta da Facebook), venticinquenne irrequieto figlio di papà che dopo una serata con gli amici ha pensato bene di spaccare le ganasce, portandosi via poi i pezzi, che i vigili urbani di Firenze avevano messo al suo Mercedes ML, prestigioso Suv della casa tedesca da 70.000 euro parcheggiato sfrontatamente in sosta vietata al centro di Firenze.
E così quella che poteva essere una ragazzata si è trasformata in qualcosa di più imbarazzante per il papà del rampollo, Denis Verdini.
La vicenda risale a venerdì scorso, ore 21.30. La Mercedes ML di colore scuro, parcheggiata in sosta vietata, viene bloccata in piazza degli Strozzi, in pieno centro storico cittadino.
Con un gruppo di amici Tommaso Verdini libera l’auto delle ganasce applicate dalla polizia municipale per divieto di sosta. E se ne va con auto e ganasce.
I ragazzi che la liberano non si accorgono, forse, di spaccare le ganasce sotto gli occhi di alcuni testimoni che segnalano subito la vicenda alla polizia municipale.
Anche se le ganasce non ci sono più, per i vigili non è difficile risalire al proprietario dal momento che hanno ovviamente la targa dell’auto cui sono state applicate.
Parte l’informativa al pm di turno, Leopoldo De Gregorio.
Ed è oramai notte fonda quando la polizia municipale fiorentina bussa a villa Verdini, al via del Pian de’ Giullari 51, nella zona collinare di Firenze, un piccolo e suggestivo borgo sorto attorno alla strada che sale verso Impruneta. Il figlio del senatore non è ancora tornato a casa. E Verdini, di fronte alle contestazioni della polizia municipale fiorentina, va su tutte le furie per la “bischerata” del figlio. Si affretta a rintracciarlo chiamandolo al cellulare e intimandogli di tornare immediatamente a casa. E quando il venticinquenne varca la soglia della villa gli viene notificato il verbale di denuncia per furto, aggravato dalla violenza sulle cose. Contestuale l’elezione di domicilio. Lui restituisce i pezzi di ganascia che, però, non vengono sequestrati. Oramai la frittata è fatta.

Così Tommaso Verdini si faceva pagare gli alberghi dall’imprenditore

Tommaso Verdini era già salito all’onore delle cronache quando esplose la vicenda della cricca degli appalti dei Grandi Eventi gestiti dalla Protezione Civile.
Accade che intercettano l’imprenditore della Btp costruzioni, Riccardo Fusi, già arrestato nel settembre 2013 per bancarotta fraudolenta delle sue società Gr Partners, Finmari e Alfieri e  condannato tre mesi fa in secondo grado a 2 anni e 8 mesi per le irregolarità legate all’appalto della caserma Marescialli di Firenze, uno dei grandi lavori previsti per il G8, appalto per il quale era stato rinviato a giudizio lo stesso Denis Verdini.
Fusi, che è stato coinvolto anche nell’inchiesta sulla banca Credito Cooperativo di Campi Bisenzio, guidata, per vent’anni, da Denis Verdini e che è finito agli arresti anche nella stagione di Mani Pulite, viene dunque intercettato dai magistrati che indagano sulla cricca degli appalti. Ne esce un quadretto di questo genere: l’imprenditore, amico di Verdini, è una sorta di bancomat tuttofare per Tommaso Verdini. Il figlio di Denis, che deve fare il test d’ingresso alla Bocconi, telefona a Fusi e l’imprenditore prenota subito all’Hotel Cusani un 4 stelle lusso da 300 euro a notte in pieno centro storico a Milano, fra il Castello Sforzesco e il Duomo. «Una doppia, vai a posto», dice Fusi a Tommaso Verdini. Invece di una stanza, al figlio di Verdini ne danno due: «Volevo sapere se anche quella è sul tuo conto» dice Tommaso Verdini all’imprenditore amico di papi. «Mettile sul mio conto», taglia corto Fusi.
Stessa storia a Forte dei Marmi e un’altra volta sempre in Versilia. Così anche a Milano prima di partire per Ibiza («sì anche il garage è gratis»).
Quando non ci pensa la mamma a organizzare, tramite Fusi, gli spostamenti di Tommaso Verdini. Trattato al telefono come un minus habens dalla madre: «Quell’ebete di mio figlio arriva alla Malpensa alle undici e mezzo… ecco volevo mandarlo in albergo a Milano». E Fusi, pronto, provvede.