Frode fiscale da un milione di euro: indagata la presidente di Expo Milano

«C’è un possibile problema di immagine che deve essere valutato»: così il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, commenta la notizia secondo cui Diana Bracco, presidente della società Expo Milano è indagata per un’evasione fiscale da oltre un milione di euro. Una frode realizzata abbattendo l’imponibile attraverso fatture per spese personali, come la manutenzione di barche o case in celebri località turistiche, dall’isola di Capri alla Provenza, fatte confluire sui bilanci delle società del gruppo Bracco. Sono le accuse contestate dalla Procura di Milano a Diana Bracco, presidente di Expo 2015 Spa e commissario generale per il Padiglione Italia, indagata in qualità di numero uno del cda della Bracco Spa per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti e appropriazione indebita. Il procuratore aggiunto Francesco Greco e il pm Giordano Baggio hanno chiuso le indagini preliminari a carico dell’industriale, a capo di una multinazionale del settore farmaceutico e sanitario, e di altre tre persone: il presidente del cda della Bracco Real Estate Srl Pietro Mascherpa e i due “architetti di fiducia” di Diana Bracco, Marco Isidoro Pollastri e Simona Adele Calcinaghi, titolari dello studio di progettazione Archilabo di Monza.

Diana Bracco dal gruppo farmaceutico a Expo Milano

Sono finiti quindi sotto la lente d’ingrandimento dei militari del Nucleo polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, che hanno eseguito un sequestro preventivo emesso dal gip Roberta Nunnari di circa un milione e 42mila euro, pari all’importo della presunta evasione, fatture per un totale di oltre tre milioni di euro emesse dagli architetti per i lavori in cinque case di proprietà di Bracco. Immobili ad Anacapri, Merate, in provincia di Lecco, Nizza Monferrato, nell’Astigiano, e in Francia: a Vence, pittoresco centro della Provenza, e a Megeve, località sciistica dell’Alta Savoia. Secondo le accuse, le fatture per lavori di ristrutturazione e riqualificazione degli stabili che fanno parte del patrimonio personale dell’imprenditrice venivano emesse con false causali, facendole risultare come pagamenti di forniture o prestazioni per aziende del gruppo. In questo modo, si legge nell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, sarebbero state indicati “nelle dichiarazioni dei redditi e Iva delle società Bracco Spa, Bracco Imaging Spa, Bracco Real Estate Srl, Spin Spa e Ceber Srl” relative agli anni d’imposta tra il 2008 e il 2013 “elementi passivi fittizi per complessivi euro 3.064.435 con un’imposta evasa complessiva ai fini Ires e Iva di euro 1.042.114,70”. Un sistema che avrebbe permesso di scaricare i costi sulle aziende e di evadere le imposte. Diana Bracco, secondo i pm, avrebbe quindi “diretto l’operato” di Mascherpa e “preso accordi” con i due architetti, indicando “ai fornitori delle prestazioni le modalità – soggetti destinatari, causali – di fatturazione”. Bracco è accusata anche di un’appropriazione indebita da oltre tre milioni e 600mila euro per aver utilizzato per spese personali fondi delle società.