Farefuturo, dove investire in tempo di sanzioni. Guida per le imprese italiane

Istituzioni e associazioni di imprese sedute allo stesso tavolo. Un tavolo di lavoro durato per un’intera giornata alla Farnesina nel corso del Convegno Internazionale “L’Italia e le Sanzioni, Quando la geopolitica si scontra coi mercati. Quattro casi studio: Eritrea, Iran, Sudan, Russia” promosso dalla Fondazione Farefuturo. Gli ambasciatori e i ministri degli Stati interessati hanno dialogato con i leader di Condindustria, di ABI, Sace e del governo italiano – coordinati da Adolfo Urso, presidente di Farefuturo, e promotore del meeting. «Dal momento che siamo in mondo in cui le sanzioni militari sono illegali, è sull’economia che si raffinano i nuovi strumenti di pressione» ha osservato il viceministro agli Affari esteri Lapo Pistelli, intervenendo nel dibattito. «Meglio sarebbe risolvere con la diplomazia ma è ovvio che l’economia è il campo dove si combatte la pressione reciproca che i Paesi si fanno tra di loro». Nel corso del meeting è stato analizzato, secondo le logiche di mercato, il ruolo dell’Italia declinato nei diversi scenari internazionali che vedono alcuni Paesi, nostri storici partner commerciali, sottoposti alla restrittività delle sanzioni.

Le sanzioni in Russia, “mazzata” per l’Italia

Un momento di incontro e confronto, animato soprattutto dalle imprese italiane, attive nel difendere i propri interessi nei Paesi sottoposti a sanzioni, e dagli ambasciatori e dei ministri dei Paesi dell’Africa Orientale, che si sono appellati all’Italia invocando «l’eliminazione delle sanzioni le cui motivazioni, ormai, sono state superate». «Se non saranno rimosse le sanzioni alla Russia sarà in pericolo anche l’Europa» ha sostenuto Luca Ferrari, direttore centrale del Maeci. L’export italiano in Russia è crollato del 11% nell’ultimo biennio – con una perdita di circa 1,3 miliardi di dollari – e il dato è destinato a crescere poiché il Pil russo, nel prossimo biennio, è destinato a subire un’ulteriore flessione che varia tra il 5 e il 10%. «Le sanzioni infatti – ha aggiunto Pistelli – possono generare una reazione nazionalistica molto dura anche sul Paese che le subisce». Ma non è detto che quando si chiude una “porta” non possa aprirsi un nuovo sbocco: «Se è vero che le imprese italiane ci hanno rimesso più delle altre, è vero anche che la possibile rimozione delle sanzioni in Iran costituirebbe un’opportunità» ha osservato Adolfo Urso, secondo cui «l’Italia tornerebbe a crescere molto e molto in fretta».

Le proposte di Farefuturo

Da qui la proposta avanzata della Fondazione Farefuturo: «Una task force tra Palazzo Chigi, Mae, e Mise, con Ice, Confindustria, Abi e Sace, per indirizzare le imprese italiane ad operare nel pieno rispetto delle regole sanzionatorie non solo su quali siano i divieti da rispettare in un Paese sottoposto a sanzioni, ma anche per capire e saper cogliere tutte le opportunità presenti in quei mercati strategici» ha continuato Urso. Secondo una valutazione del Centro Studi CeNASS, presente all’incontro, nei prossimi anni assisteremo sempre più ad un aumento della conflittualità nell’estero vicino europeo, a cui corrisponderà un aumento del ricorso alle sanzioni e alle misure ritorsive, con il rischio di pericolose guerre commerciali. Progressivamente anche altre potenze emergenti avranno la forza di tutelare i propri interessi economici con un ricorso sempre più ampio a sezioni economiche ed in futuro anche finanziarie. «L’Italia infatti – ha aggiunto Urso- rischia di essere “accerchiata” dai mercati sottoposti a sanzioni poiché ai suoi confini si sono moltiplicati gli scontri.Una task-force indicherebbe alle nostre imprese la giusta via per restare competitive».