Regionali, Renzi mette le mani avanti: «La Liguria non è un test per il governo»

25 Mag 2015 14:52 - di Niccolo Silvestri

Ci risiamo. In poco meno di 24 ore Matteo Renzi torna sulle regionali. E se domenica aveva dichiarato di considerare favorevole anche un 4 a 3, dopo aver strombazzato per settimane i più tennistici 7 a 0 o 6 a 1, qualche ora dopo se n’è uscito negando che la Liguria sia da considerare un test attendibile per saggiare lo stato di salute del governo. «Da qualche giorno  – si è preoccupato di far sapere il premier – stanno dicendo che la Liguria è il laboratorio della politica nazionale, è una sfida nazionale. Noi non discutiamo dei laboratori di politica nazionale ma del governo della regione: è l’ora di farla finita di trasformare le elezioni in uno scontro per i giochi politici romani».

Il premier attacca Berlusconi per guadagnare simpatie a sinistra

Solito copione, solita messinscena. Fino a quando sentiva di avere il vento in poppa, Renzi straparlava delle regionali, dispensava pronostici e preconizzava trionfi. Ora, invece, che le vele sono piatte come una sogliola tenta goffamente di scaraventare la palla nel calcio d’angolo dell’antipolitica prendendo (ancor più goffamente) le distanze dai 1giochi politici romani», di cui è per altro indiscusso, oppure attaccando a testa bassa Silvio Berlusconi («vent’anni di suo governo hanno lasciato macerie») nella speranza di raccogliere qualche consenso a sinistra. Renzi ha detto queste cose a La Spezia. Le sue parole sono spia di un disagio crescente, soprattutto in Liguria, regione che rischia per davvero di trasformarsi nel laboratorio di un’azione fallimentare, sia come capo del governo sia, soprattutto, come leader di partito.

In Liguria il Pd lacerato dalla concorrenza del candidato di Civati

È proprio in Liguria, infatti, che la sinistra del Pd ha la possibilità di intimare un “altolà” a Renzi. Come? Votando Pastorino, il candidato di Pippo Civati, ormai sempre più distante dai suoi vecchi compagni ma, al momento, l’unica ancora di salvezza per quanti vogliono impedire al premier di mettere definitivamente le mani sulla “ditta” di bersaniana memoria. Renzi lo ha capito e gioca al ribasso. La Liguria non conta, secondo lui. Al contrario, conta moltissimo per i suoi nemici interni. Agli elettori l’ardua sentenza. A questo punto, comunque vada, per Renzi sarà un disastro.

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