Elezioni in Gran Bretagna, Cameron ha già vinto: almeno su Twitter…

Molto mattinieri, i leader dei principali partiti britannici hanno votato per le elezioni politiche nelle prime ore dopo l’apertura dei seggi. Nigel Farage, a capo dell’Ukip, è stato addirittura tra i primi votanti nel collegio di Thanet South in Kent. Mentre il premier britannico David Cameron, accompagnato dalla moglie Samantha, ha votato nell’Oxfordshire, e il suo avversario, il laburista Ed Miliband, a Doncaster. Tutti questi leader corrono per un seggio a Westminster a differenza della leader scozzese Nicola Sturgeon, fotografata mentre votava col marito a Glasgow East. Intanto la campagna elettorale prosegue perfino nel giorno del voto. I leader aggiornano i loro profili Twitter con la loro foto al seggio, come ha fatto Cameron, e gli ultimi appelli rivolti agli elettori indecisi. Miliband ad esempio chiede di votare Labour per ”costruire un futuro per i giovani”. E ancora prima che si conosca l’esito delle elezioni politiche britanniche il premier Cameron può affermare di aver vinto almeno su Twitter. Come si legge sui media del Regno Unito, il suo profilo ha superato l’ambita soglia del milione di follower, superando di gran lunga quelli degli avversari. Miliband è fermo a 477mila, il libdem Nick Clegg a 242mila, l’euroscettico Farage a 226mila e la nazionalista scozzese Sturgeon a 193mila.

La regina Elisabetta parlerà pochi giorni dopo le elezioni

E ora tutto, o quasi, è nelle mani della regina. Spetta a Elisabetta II fare un primo passo decisivo di fronte a un risultato elettorale senza maggioranze assolute chiare: o – come lo chiamano i sudditi di Sua Maestà – a un “hung parliament”, un Parlamento “impiccato”. Un ruolo da cui la sovrana – 89 anni d’età e 62 di regno, bisnonna della piccola Charlotte da pochi giorni, ma con alle spalle una storia di confronti con primi ministri i cui nomi vanno da Winston Churchill a Margaret Thatcher, da Harold Wilson a Tony Blair – non intende abdicare affatto. Come fanno sapere al Times e al Mirror fonti di Buckingham Palace, rivelando che Elisabetta non avrebbe cambiato idea a proposito del discorso alla Camera dei Lord – in agenda per il 27 maggio – nel quale è previsto che indichi a grandi linee l’orizzonte del governo britannico per i prossimi 5 anni. E lo terrà senza rinvii. Inizialmente, dando per scontato uno scenario nel quale nessun singolo partito è in grado di governare da solo, alcuni consiglieri di corte avevano suggerito di posporre il Queen’s Speech. Ma alla fine si è deciso che la regina parlerà comunque. E “prenderà il controllo” della situazione istituzionale del Paese in base alle sue prerogative, insistono le voci citate dalla stampa. Lasciando intendere che di sicuro la monarca, nella veste di capo dello Stato costituzionale, non intende precipitare gli eventi verso un ritorno rapido alle urne prima di aver esplorato le possibili vie d’uscita. Del resto rinviare il discorso sarebbe potuto apparire una sorta di favore al premier in carica, che alcuni sospettano possa ‘barricarsi’ a Downing street, come la prassi peraltro consente, anche con una semplice maggioranza relativa: per poi provare a raggranellare i voti mancanti alla Camera dei Comuni dopo l’indirizzo programmatico affidato alla sovrana. Per questo le medesime fonti si sono affrettate a precisare che la sovrana si riserva di usare i poteri, lasciando intendere che un cambio della guardia al numero 10 di Downing street ci potrebbe essere anche dopo lo Speech, nel caso di proclamazioni di vittoria affrettate. Anche il fattore immigrati bussa ai seggi delle elezioni politiche britanniche. Per loro, e per quanti siano ancora nei loro Paesi ma intendono venire nel Regno Unito, c’è molto in gioco. Farage chiede l’uscita del Paese dall’Ue proprio per ridurre drasticamente gli ingressi degli immigrati. E anche Cameron nel suo negoziato per il rimpatrio dei poteri di Bruxelles vuole introdurre limiti ai flussi migratori che durante il suo mandato sono sempre aumentati.